Giancarlo Selmi
La Meloni insegue Vannacci che vuole reintrodurre le classi differenziali per i disabili (cancellando la legge 517 del 1977) e, senza chiarire che cosa debba significare “straniero”, visto che esistono migliaia di “stranieri” nati in Italia, cresciuti in Italia e perfettamente capaci di parlare italiano, senza chiarire se nella misura debbano essere inclusi anche i cittadini europei, come i rumeni, che sono tantissimi, ne vuole limitare il numero in ogni classe.
Pura propaganda. La limitazione al 30% esiste già. Le classi che raggiungono quella soglia sono circa un migliaio su quasi 300.000: un numero risibile. Ma ciò che fa vomitare è il significato degli annunci, quello di Vannacci, come quello di Meloni. Ciò che fa vomitare è il tentativo di introdurre qualcosa che limiterà i diritti dei bambini. Ciò che fa vomitare è che si faccia campagna elettorale sui bambini. Ciò che fa vomitare è che si incoraggi l’odio verso bambini considerati diversi, alimentando una sorta di suprematismo delle capacità, della razza e della pelle bianca, travestito da “diritto allo studio” dei bambini italiani. Ciò che fa vomitare è sapere che la difficoltà oggettiva di mettere in pratica la misura annunciata procurerà soltanto gravi disagi ai bambini. Lo ripeto: bambini. Non numeri, percentuali, categorie, bersagli elettorali o corpi estranei da separare, spostare o nascondere. Bambini. I bambini non sentono il bisogno di sapere che qualcuno seduto nella loro classe “inquina”, “disturba” oppure richiede, da parte dell’istituzione scolastica, un impegno didattico maggiore per essere messo nelle condizioni migliori. I bambini, nella maggior parte dei casi, fino a quando il loro giudizio non viene manipolato da qualche “adulto”, non vedono un disabile, uno straniero, un bianco o un nero. Vedono un altro bambino. Vedono qualcuno con cui giocare. Una mano da stringere. Un sorriso al quale rispondere. Un compagno da aspettare, aiutare, abbracciare. I muri arrivano dopo. I muri li costruiscono gli adulti. Li costruisce la politica quando smette di educare e comincia a sfruttare la paura. Li costruisce chi ha bisogno di inventare un nemico persino dentro un’aula scolastica. La donna, madre e cristiana è ormai palesemente contro tutte e tre le condizioni che ha sbandierato e delle quali si è vantata, gridandole in ogni occasione possibile. Le sue decisioni contro le donne sono moltissime. Si fatica a capire in quale sensibilità speciale si possa intravedere la sua condizione di madre e in che cosa abbia privilegiato le altre madri. Soprattutto quelle che ogni giorno lottano per garantire ai propri figli un posto nel mondo, una scuola capace di accoglierli, un’assistenza dignitosa e un futuro che non assomigli a una condanna. Sul suo essere cristiana poi, analizzandone il percorso politico, le decisioni, le proposte economiche, gli atteggiamenti e l’attenzione riservata alle fragilità, i dubbi diventano sontuosi. Nessuno che conosca i Vangeli e la parola di Gesù può affermare, senza alimentare un sorriso ironico, che Meloni sia amica di Cristo e fedele ai suoi insegnamenti. Cristo non separava, non catalogava, non respingeva, non trasformava gli ultimi in bersagli, non costruiva consenso sulla paura del diverso. Cristo stava con i fragili, con gli esclusi, con chi veniva lasciato ai margini. Esattamente con quelle persone che questa politica continua a usare, colpire, dividere o abbandonare.
Ciò che ormai emerge con evidenza cristallina è la presenza di un feroce cinismo che, penso, abbia pochi precedenti. Un cinismo che arriva a usare i bambini per guadagnare consenso, a indicare la diversità come un problema e l’inclusione come un ostacolo, a trasformare la scuola in un nuovo terreno di scontro ideologico.
Nella foto che posto vedete il mio Giulio, bianco come il latte, insieme a un suo amichetto dalla pelle nera. Si abbracciano, si baciano, giocano insieme. Non si chiedono quale sia la loro provenienza. Non contano quanti bambini stranieri ci siano nella classe. Non si interrogano sulla percentuale consentita. Non si domandano chi dei due abbia più diritto dell’altro a occupare quello spazio. Si vogliono bene. E in quell’abbraccio c’è più civiltà che in mille comizi. C’è più politica che in mille dichiarazioni. C’è più cristianesimo che in tutti gli slogan gridati da un palco.
Quella fotografia è l’immagine del mondo sognato dai nostri Padri Costituenti e dai tanti che hanno dato la vita per il progresso e l’evoluzione. È l’immagine di un’Italia che non divide, non umilia e non seleziona i bambini, ma li accoglie. Di un Paese che non teme le differenze, perché sa che proprio nelle differenze risiedono la sua ricchezza, la sua umanità e il suo futuro. E chiedetevi chi siano davvero i diversi. Chi abbia davvero bisogno di essere educato. Chi rappresenti il futuro e chi, invece, voglia trascinarci nel passato più buio. In quella immagine ci sono due bambini che Vannacci e Meloni vogliono discriminare. Eppure, è l’immagine che ha sognato la parte più bella della politica. Prima che l’Italia si preparasse a ridare il potere alle scimmie.
Con tutto il rispetto per le scimmie.

