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“Sorpresa” nel risiko bancario italiano: Intesa Sanpaolo lancia Opas totalitaria su Montepaschi

Nei giorni scorsi Bpm ha proposto a Mps una “fusione tra pari”. L’obiettivo era quello di “valorizzare” Anima, da poco acquisita da Bpm, per farne il veicolo della raccolta del risparmio dei due istituti e per orientarlo all’acquisto dei prodotti di BlackRock, azionista di entrambe le banche.

Questa “proposta” ha subito mosso Intesa San Paolo che ha avanzato un’offerta pubblica di scambio rivolta agli azionisti di Mps, valutata circa 30 miliardi. Intesa Sanpaolo ha dunque lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena. L’Opas valorizza le azioni della banca senese 10,091 euro l’una. È strutturata con un corrispettivo in azioni di 1,6 azioni di Intesa Sanpaolo e una componente cash di un euro per ogni azione del Monte dei Paschi. Con un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale del Paschi in Borsa del 5 giugno. Il controvalore complessivo massimo dell’offerta, in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro, si legge in una nota della banca. L’obiettivo è chiaro: evitare la creazione di un concorrente forte ma anche potenziare il monopolio perché l’ipotesi di Intesa prevede l’acquisizione di Mps, che verrebbe poi, in parte, ceduta a Unipol, con cui Intesa ha stabilito un patto, e l’operazione avrebbe incluso anche Bper, banca legatissima a Unipol. In sintesi, un super colosso con il fine di raccogliere il risparmio, svuotando Anima e affidando la gestione, ancora più direttamente a BlackRock, osserva lo storico dell’economia Alessandro Volpi.

Il risiko bancario è possibile perché la banche hanno macinato utili incredibili negli ultimi anni: solo nel biennio 2024-2025, Intesa, Bpm, Bper, Mps, Unipol hanno registrato utili per oltre 30 miliardi di euro, distribuiti per il 70% in dividendi agli azionisti che detengono quindi una enorme quantità di liquidità.

“La concentrazione monopolistica è possibile – osserva sempre Volpi – perché esiste una forte sovrapposizione fra gli azionariati delle banche italiane, soprattutto del grande azionariato. BlackRock è presente in tutti e 5 queste realtà, così come un peso importante hanno un nucleo limitatissimo di grandi famiglie, a cominciare da Del Vecchio e Caltagirone. Le operazioni che si prospettano all’orizzonte nel sistema bancario italiano hanno quale principale obiettivo la volontà di questi soggetti di arrivare al controllo di Generali, soprattutto dopo l’acquisizione da parte di Mps di Mediobanca. Controllare Generali significa controllare un altro pezzo dell’ormai pressoché unica linfa vitale del capitalismo finanziario, costituita dal risparmio diffuso”.

L’azione del governo Meloni è decisamente favorevole al processo di concentrazione perché spera di avere un appoggio rilevante da parte della grande finanza italiana e di quella internazionale di BlackRock; a forza di immaginare piccoli poli nazionali si procede a grandi passi verso la natura monopolistica del sistema bancario italiano, del resto ampiamente auspicata dalla Commissione Europea, da Mario Draghi, da Enrico Letta e da Fabio Panetta. Tra l’altro il Mef ha ufficialmente dichiarato di essere al corrente dell’Opas di Intesa su Banca Monte dei Paschi di Siena, il che conferma la “benedizione” governativa dell’operazione, evidentemente da preferire all’integrazione BPM -Bmps.

Il sistema fiscale vigente agevola il risiko bancario, nella creazione di valore, oltre a quello generato dalla dinamica favorevole dei tassi di interesse e dai margini determinati in particolare dalle commissioni e da altre voci, grazie ad un tax rate molto basso in relazione ai profitti e grazie ad una deducibilità degli interessi passivi, che ha generato rilevanti crediti verso lo Stato, in grado di costituire uno degli elementi di attrazione dei fenomeni di fusione: tale situazione agevola le fusioni, con le banche coinvolte che si dividono i crediti fiscali verso lo Stato, beneficiando dunque di particolari agevolazioni fiscali. In questo modo il regolatore agevola dunque le fusioni nel sistema bancario, viste di buon occhio a Roma come in Europa.

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