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Storia e misteri dell’arte della cartapesta leccese nel docufilm di Pascal Pezzuto.

Massimo Barbano

Misteri vaticani ed intrighi di palazzo dietro il declino dell’arte della cartapesta, un’industria che fra la seconda metà dell’800 ed il primo ‘900 aveva fatto diventare Lecce la capitale mondiale di questa attività, portando gli artigiani leccesi a riempire con le loro statue le chiese di tutta Italia e anche all’estero. Ma, poi, nel giro di qualche anno, questa fiorente attività andò scemando fino quasi a scomparire.

A svelare i retroscena di questa vera e propria recessione è il docufilm “I santi di carta – la lotta contro i cartapestai che conquistarono il mondo” realizzato dal regista e attore salentino Pascal Pezzuto e prodotto da Kharisma Cineproduzioni, che è stato presentato stamattina nell’Open space di piazza Sant’Oronzo a Lecce e sarà proiettato in anteprima regionale del Festival del Cinema Europeo nella multisala Massimo di Lecce dal 9 al 16 novembre.

Il lungometraggio, della durata di 80 minuti (è stata anche realizzata una versione più sintetica per le televisioni) racconta eventi e situazioni realmente accaduti e documentati con filmati e foto d’epoca. E il materiale di repertorio si lega perfettamente con la fiction storica interpretata dagli attori. Le vicende partono dalla metà dell’Ottocento quando a Lecce si moltiplicano le botteghe artigiane che, ispirandosi all’arte sacra veneziana, creano i “Santi di carta”, gigantesche e pregevoli sculture in cartapesta che, dalle chiese di Lecce, si stendono a macchia d’olio nelle chiese di tutta Italia e anche all’estero. A dare impulso a questa esportazione è proprio la Santa Sede che, con la cartapesta, realizza un grande risparmio rispetto ad altri materiali più costosi. Così, ai primi del Novecento, Lecce è il centro pulsante di questa industria con un giro d’affari di notevoli dimensioni.

Fra i tanti maestri cartapestai di Lecce, spiccano Achille De Lucrezi, Luigi Guacci e Giuseppe Manzo. Si dicono “sacerdoti”, perchè capaci di creare opere in grado di mettere in contatto l’uomo con Dio. Ma questo grande giro di denaro intorno agli artigiani leccesi, mette in allarme Venezia che, in passato, aveva regalato alla città di Lecce la statua del patrono Sant’Oronzo ed ora vuole la sua parte. Così, per le chiese di Lecce come per quelle del resto del mondo, Venezia vuole che vengano commissionate dal Vaticano le statue in legno prodotte nel Nord Est d’Italia ad Ortisei. Per attuare questo proposito viene nominato arcivescovo di Otranto e primate del Salento monsignor Cornelio Sebastiano Cuccarollo, originario della provincia di Vicenza che va oltre le indicazioni, decretando l’espulsione dei Santi di carta da tutte le chiese del territorio, ci sarà anche un rogo delle statue. La tesi a sostegno di questo provvedimento è quello che la cartapesta, materiale di basso livello, non è degno di entrare nella Casa di Dio.

La rivolta dei cartapestai salentini non si fa attendere. Questi chiedono addirittura l’intervento del Duce, ma l’influenza dell’arcivescovo di Otranto ha la meglio anche su Mussolini che interviene a Lecce con uno storico comizio in cui loda la produttività della gente di Puglia, ma si ferma lì e dribbla l’argomento. Ai cartapestai non resta che affidarsi ad un contenzioso, un vero e proprio processo alla cartapesta leccese che si instaura nel 1934 a Castel Gandolfo con il Papa Pio XI chiamato a giudicare. Sorprendentemente, il processo termina con la vittoria dei cartapestai salentini, altrettanto stranamente, la committenza vaticana diminuisce sempre di più fino ad azzerarsi del tutto.

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