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Sul tetto agli alunni stranieri nelle classi è scontro: Mattarella e Zuppi contraddicono il governo

Manuel M Buccarella

In questi giorni Giorgia Meloni ha ribadito il concetto, già sancito da una circolare ministeriale, la n. 205 del 2010 del Ministero dell’Istruzione, della obbligatorietà del tetto del 30% per alunni stranieri per classe, prevedendo che ciò diventi un obbligo di legge.

La circolare ministeriale fissa già il tetto del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe, con la possibilità di deroghe motivate, ma è rimasta largamente inapplicata negli anni, anche perché i casi sono pochi, circa 1000, e la norma inapplicabile nei quartieri e nei centri abitati dove in effetti la stragrande maggioranza degli alunni sono figli di immigrati.

Ad agosto il ministro Valditara ha annunciato una nuova circolare che “ribadisca, rafforzi, renda più efficace” quel limite del 30%, con gli uffici scolastici territoriali incaricati di coordinare la distribuzione degli studenti tra classi e scuole di prossimità. A settembre, in avvio d’anno scolastico, il ministro ha spinto oltre: l’obiettivo dichiarato è trasformare il tetto da circolare a norma di legge. Parallelamente è allo studio una misura per revocare il permesso di soggiorno ai genitori stranieri che non iscrivono i figli a scuola, richiamando le sanzioni penali già previste dal decreto Caivano.

La proposta si inserisce nella pressione della Lega (Salvini aveva chiesto un tetto più stringente al 20%) e nell'”effetto Vannacci” sul dibattito interno alla maggioranza. L’inasprimento della linea di Valditara risponde al disperato tentativo del governo di arginature la crescita di Vannacci nei sondaggi (vedi remigrazione, “prima gli italiani” ecc)

I dati di riferimento citati dal ministro: oltre 911.000 alunni con cittadinanza non italiana (circa 12% del totale nazionale), con dispersione scolastica al 30% contro il 9,8% degli italiani. PD e M5S parlano di “classi ghetto”, al contrario, sindacati e insegnanti di sostegno/L2 giudicano la misura di difficile attuazione pratica per carenza di organico.

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, ha aperto ieri (21 settembre) a Roma i lavori del Consiglio episcopale permanente con un intervento sulla scuola, in un momento politicamente carico. Zuppi ha affermato che una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace. Le due sfide indicate: citando il documento Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, Zuppi ha individuato come prima sfida quella delle disuguaglianze educative, sostenendo che luogo di nascita, condizione economica o contesto sociale non possano determinare le opportunità di apprendimento. Come seconda sfida ha indicato il cambiamento tecnologico e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla didattica. A inizio settembre Zuppi aveva già affrontato il tema firmando la prefazione al nuovo libro di Marco Rossi-Doria “La scuola è di tutti. Perché l’istruzione è un atto di speranza radicale”, criticando la tendenza a piegare i percorsi formativi alla sola logica del profitto.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non sembra accompagnare le iniziative del governo. “La scuola aiuti a non creare ghetti”. Il presidente della Repubblica ad Amatrice in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, ha indicato la scuola come leva di coesione sociale per tutti. ‘La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati”. Il monito di Sergio Mattarella è limpido e cade a poche ore dall’annuncio della premier Giorgia Meloni di due riforme forti che toccano proprio il mondo dell’istruzione: il tetto nelle classi agli studenti stranieri e il divieto di indossare il burka nelle aule. Il presidente parla davanti al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara – silente sul provvedimento – e chiama in causa chi ha il potere e il dovere di intervenire: “gli insegnanti non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili”.  “La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – “E’ aperta a tutti”: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”.

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