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“Supponiamo che Rino…” Rino Gaetano interpretato da Gaetano Cortese domenica 14 giugno al Barlento di Morciano di Leuca

Domani sera, domenica 14 giugno alle ore 21:30 “Supponiamo che Rino” sarà in scena presso il Barlento di Morciano di Leuca.

“Supponiamo che Rino” è uno spettacolo teatrale/musicale ideato e interpretato dal cantautore salentino Gaetano Cortese. Non si tratta di un semplice tributo o di una cover band lineare, ma di un vero e proprio viaggio narrativo e antropologico dentro l’universo umano, poetico e politico di Rino Gaetano.
Il titolo stesso, “Supponiamo che Rino”, gioca con la celebre traccia “Supponiamo un amore” e imposta lo spettacolo su un piano ipotetico e di memoria attiva: cosa direbbe Rino oggi? Come racconterebbe le nostre attuali contraddizioni?
Ecco un’analisi approfondita dello spettacolo, divisa per i suoi pilastri fondamentali.

  1. La Struttura Drammaturgica: Oltre il Concerto-Tributo
    Il limite di molti omaggi musicali è la pura esecuzione dei brani. Cortese supera questo scoglio fondendo teatro di narrazione e musica dal vivo.
    Il Filo Conduttore: La recitazione non fa da semplice “intermezzo” tra una canzone e l’altra, ma costruisce un contesto. Cortese scava nella biografia del cantautore crotonese — l’emigrazione a Roma, il rapporto viscerale e conflittuale con la Calabria, il rifiuto delle logiche commerciali e della censura — e la usa come lente per leggere il presente.
    Il Ritmo: Lo spettacolo alterna picchi di grande ironia e satira (caratteristici del non-sense gaetaniano) a momenti di profonda intimità e malinconia, restituendo la complessità di un artista troppo spesso ridotto a canzonetta da spiaggia (“Ma il cielo è sempre più blu”).
  2. Temi Chiave e Chiave di Lettura
    Cortese focalizza l’attenzione su alcuni aspetti cruciali della poetica di Rino Gaetano:
    Il Meridionalismo e l’Emigrazione: Rino Gaetano è stato un eterno sradicato. Il trauma dell’abbandono della propria terra per trasferirsi nella Capitale emerge nei testi meno battuti, ed è un tema che Cortese (da artista salentino) sente e restituisce con forte autenticità.
    La Veggenza Politica e la Satira: Canzoni come “Berta filava” o “Nuntereggae più” vengono sviscerate nella loro componente di denuncia. Cortese evidenzia come i nani, i ballerini, la classe politica corrotta e i costumi italiani descritti negli anni ’70 da Rino non siano mai scomparsi, rendendo l’opera di Gaetano drammaticamente profetica.
    L’Utopia del Disincanto: C’è un’analisi della solitudine profonda dell’artista, che dietro la maschera del giullare e del clown nascondeva un disincanto politico e sociale totale, pur mantenendo una disperata fame di amore e umanità.
  3. L’Interpretazione e la Performance Musicale
    Gaetano Cortese non cerca l’imitazione calligrafica o la clonazione vocale di Rino Gaetano, operazione che risulterebbe posticcia.
    La scelta interpretativa: Cortese lavora sull’attitudine. Cerca l’energia ruvida, l’ironia tagliente, lo sguardo stralunato ma lucido. Rievoca lo spirito dissacrante di Sanremo ’78 (quando Rino si presentò in frac e cilindro con un ukulele) piuttosto che la precisione millimetrica della nota.
    La band che lo accompagna sul palco non esegue semplici basi, ma riarrangia i pezzi mantenendo il sapore folk-rock originale, esaltando la componente teatrale delle composizioni (i cambi di tempo, le pause drammatiche, le accelerazioni ironiche).
  4. Perché è un’operazione Culturale Necessaria?
    Lo spettacolo di Cortese ha il merito di restituire Rino Gaetano alla storia della canzone d’autore impegnata, strappandolo all’equivoco del “cantante allegro”. Nell’era della post-verità e della massificazione culturale, “Supponiamo che Rino” ricorda al pubblico che il non-sense può essere la forma più alta e affilata di logica e di resistenza culturale
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