Luciano Graziuso
La sera del 4 agosto scorso, nell’area cargo dell’aeroporto “Leipzig/Halle”, è stato ritrovato un drone con esplosivo, accanto ad un aereo cargo “Antonov” ucraino. Ora, a distanza di quasi un mese dalla vicenda, la Germania incolpa pubblicamente la Russia di essere responsabile dell’accaduto, non risparmiando parole estremamente forti, se non proprio minatorie, nei confronti di Mosca; naturalmente anche la Von der Leyen e la Kallas hanno fatto altrettanto. Putin ha respinto al mittente tutte le accuse, bollandole come “assolutamente infondate” e “non condite da alcuna prova”.
Finora sono due i sospettati, entrambi bielorussi, uno dei quali con visto italiano.Fermo restando che purtroppo, qualora Mosca fosse colpevole di ciò che le viene imputato (essendo la Germania, come l’Italia e molti paesi NATO, a tutti gli effetti coinvolta direttamente nel conflitto russo-ucraino) ci sarebbe ben poco di cui stupirsi e lamentarsi, vi sono diversi punti oscuri in questa vicenda che vanno analizzati nel dettaglio.
Prima di tutto, è importante dire che nella stessa Germania non solo le opposizioni, ma anche buona parte della stampa ha ammesso che il governo ha accusato la Russia senza essere in possesso di alcuna prova, confermando di fatto le dichiarazioni di Putin. In secondo luogo, è fondamentale notare che tra la data effettiva del ritrovamento del drone e il caos mediatico scoppiato ora vi è una finestra temporale di quasi un mese, dunque è più che lecito porsi due domande: “Cosa è successo nei giorni scorsi? E cosa sta per accadere a breve?”.
COSA E’ SUCCESSO NEI GIORNI SCORSI
Per quanto concerne la prima domanda, è bene tenere a mente che tra il 24 ed il 25 agosto si sono recati a Mosca per dei colloqui sia il capo della CIA, John Ratcliffe, che Paul Richard Gallagher, ministro degli esteri del Vaticano. Quest’ultimo ha affermato di aver interloquito con il ministro degli Esteri russo, Lavrov, e di aver parlato principalmente di “questioni umanitarie” e, soprattutto, di “possibili iniziative di pace per cercare di fermare la guerra in Ucraina”. Detto ciò, è più che lecito pensare che questa vicenda del drone su Lipsia sia l’ennesima false flag: è già successo innumerevoli volte infatti che, appena NATO e UE “fiutano” aria di negoziati tra Ucraina e Federazione russa, il Paese di turno mette in atto una narrazione per accusare Mosca di qualcosa, che poi in seguito si scopre non c’entrare nulla con quest’ultima. Basti ricordare ad esempio le false flag attuate durante i negoziati in Alaska e soprattutto quelle durante i primi negoziati nel 2022 ( ad es. la finta strage di Bucha) che servirono per sabotare tutte le trattative di pace e per inasprire il conflitto. Non va inoltre dimenticato che molti paesi UE, Italia in primis, soffrono una gravissima crisi economica, e dunque creare minacce immaginarie serve ai nostri leader per terrorizzare i cittadini e per giustificare gli innumerevoli fondi destinati al riarmo. Inoltre, bisogna ricordare che pure per il sabotaggio del gasdotto Nord Stream furono da subito accusati i russi, mentre solo dopo molto tempo si dimostrò l’assoluta certezza della matrice ucraina.
COSA STA PER ACCADERE A BREVE
Domenica prossima in Germania si voterà per il rinnovo del Parlamento regionale in Sassonia ed il 20 settembre gli elettori saranno chiamati alle urne a Berlino e in Pomerania Anteriore. In tutte e tre le votazioni i sondaggi prevedono una netta debacle per il partito di Merz, con AFD dato addirittura, secondo alcuni, oltre il 40%. Tra gli organi di stampa tedeschi circolano inoltre voci secondo le quali il governo, qualora gli elettori lo condannassero ad una sonora sconfitta, rischierebbe perfino di terminare prematuramente il proprio corso. Considerando il fatto che AFD porta avanti una politica incentrata sul raggiungimento della pace con la Russia e che, almeno secondo i sondaggi sopra citati, gode di un enorme consenso popolare, la vicenda del drone appare ancora di più come una narrazione creata ad arte e rappresenta l’ultimo disperato tentativo del Cancelliere di incutere timore ai cittadini, con lo scopo di far cambiare loro idea a ridosso delle urne.

