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UE SEMPRE PIU’ IN CRISI ED ISOLATA: DOPO IL REFERENDUM IN ISLANDA, IL TREND CONTINUA CON LE ELEZIONI IN BULGARIA. PUTIN, AL CONTRARIO, E’ SEMPRE PIU’ STABILE E SOSTENUTO DAL SUO POPOLO (SECONDA PARTE)

Luciano Graziuso

Esistono vari altri motivi, non meno importanti, che stanno causando le rivolte di molti popoli europei e l’allontanamento di tanti altri Paesi dall’UE

ARROGANZA DELL’UE E MANIPOLAZIONE DEI CITTADINI. Come abbiamo visto nella prima parte dell’articolo, Yliana Yotova ha vinto le elezioni in Bulgaria con oltre il 57% delle preferenze, sconfiggendo quindi nettamente il suo rivale filo-europeista. Qual è stata la reazione dell’UE a questa batosta? Fare autocritica? Cospargersi il capo di cenere ed ammettere i propri errori? Niente di tutto questo. La sconfitta è stata attribuita a delle presunte quanto inverosimili ingerenze filo-russe nel voto. Tale spiegazione è stata offerta anche in occasione del crollo di Merz nelle ultime elezioni regionali tedesche e della sconfitta al referendum in Islanda, dove si è perfino andati oltre: poiché, infatti, nella capitale Reykjavik la maggioranza si era espressa a favore dell’UE, il resto del popolo, in particolare gli abitanti delle estreme periferie ed i pescatori, sono stati etichettati neanche troppo velatamente come ignoranti. E’ facile perciò immaginare come i cittadini, oltre che raggirati, si sentano a ragion veduta anche insultati e ciò non fa che aumentare il distacco e la mancanza di fiducia nell’Unione Europea. Sono inoltre stufi dell’incessante manipolazione ai loro danni, grazie alla quale essa persevera nel sempre più assurdo invio di strumenti bellici e di soldi all’Ucraina. Le bugie raccontate, tra l’altro, sono sempre più facili da riconoscere: basti pensare, ad esempio, ai continui sconfinamenti di “droni russi” che poi si rivelano ucraini…

In alcuni casi, la propaganda dell’UE va letteralmente in cortocircuito: il sistema informativo asserisce, infatti, sia che Putin è in enorme difficoltà e sta per essere sconfitto (da 4 anni, nda…) e sia che è necessario recapitare un’infinità di soldi e di armi a Zelensky; molta gente, finalmente, ha intuito che c’è qualcosa di strano…

CENSURA, OPPRESSIONE E REPRESSIONE. Il 5 ottobre scorso il Liceo Amaldi di Novi Ligure è stato soggetto ad un’ispezione per aver diffuso un invito ad un’iniziativa su Gaza sul registro elettronico; il ministro Valditara l’ha definita una “grave violazione”. Anche molte altre scuole che hanno provato ad organizzare qualcosa in favore della Palestina hanno subito la stessa sorte. Un ostracismo simile ha colpito nel novembre del 2025 un’iniziativa del CESTES, che aveva semplicemente organizzato un corso nazionale di formazione per insegnanti intitolato “Il 4 novembre non è la nostra festa. La scuola non si arruola”. Per non parlare della censura che subiscono da anni tantissimi artisti russi (basti pensare a quanto accaduto alla Biennale di Venezia). E’ un clima, insomma, che ricorda neanche tanto lontanamente il ventennio fascista.

In molti Paesi dell’UE la situazione non è migliore, tutt’altro: in Inghilterra ed in Germania, per esempio, sempre più manifestanti vengono arrestati durante le proteste senza che stiano facendo nulla ed addirittura in diversi casi dei semplici cittadini sono prelevati direttamente da casa semplicemente per aver pubblicato le proprie opinioni controcorrente sui social. Anche in Italia potrebbe accadere qualcosa di simile, ove fosse approvato il DDL “Antisemitismo” che vieterebbe perfino delle semplici critiche allo stato di Israele. Per far comprendere ancora meglio quanto nell’Unione Europea conti la volontà dei cittadini basta prendere ad esempio quanto detto dal ministro Crosetto riguardo all’invio di armi all’Ucraina: “La maggioranza degli italiani è contraria alle armi in Ucraina … ma il sostegno militare italiano continuerà finché questo governo sarà in carica”.

ATTEGGIAMENTI DI SUPERIORITA’ VERSO GLI ALTRI POPOLI. L’Unione Europea ha da sempre considerato, e continua tuttora a farlo, buona parte delle altre zone del mondo come inferiori. In particolare, essa si ritiene patria della democrazia, culla della civiltà e dei più nobili valori umani (nonostante la crescente repressione ai danni dei propri cittadini e la complicità di alcuni stati membri nel genocidio portato avanti da Netanyahu…). Ciò si traduce, nel migliore dei casi, in atteggiamenti snobistici e dichiarazioni arroganti nei confronti dei popoli ritenuti “inferiori”; nelle situazioni peggiori, invece, in politiche di vero e proprio sfruttamento di interi Paesi degli altri continenti. Questi ultimi, in risposta, sono sempre più portati ad allontanarsi e ad isolarla, a maggior ragione per il fatto che, nel frattempo, le nazioni aderenti al gruppo dei cosiddetti “BRICS” stanno portando avanti delle politiche di inclusione e di collaborazione reciproca nell’ottica di un miglioramento generale del pianeta tutto. In Africa, in particolare, diversi stati hanno deciso di troncare, del tutto o in parte, le proprie relazioni con i Paesi dell’Unione Europea e nel frattempo di avvicinarsi, politicamente e militarmente, a Russia e Cina. Merita una menzione particolare il Niger che, in seguito ad un colpo di stato, ha deciso di cacciare i militari francesi e tedeschi dal proprio territorio, di interrompere del tutto i rapporti politici e diplomatici con transalpini e teutonici e di stringere un’alleanza diplomatica, politica e militare con i due sopra citati Paesi BRICS. In particolare la Francia è stata colpita pesantemente da tutto ciò, poiché il Niger era stato per decenni un importantissimo fornitore di uranio. Pure Mali e Burkina Faso hanno adottato lo stesso piano, mentre il Ciad, il Senegal e la Costa d’Avorio si sono limitati solamente ad espellere i soldati francesi. Anche molti altri paesi emergenti, in particolare asiatici, mediorientali e sudamericani, si stanno man mano allontanando dall’orbita UE per avvicinarsi all’ “universo” BRICS.

L’ERRORE DI CONGELARE I FONDI DEGLI OLIGARCHI RUSSI. In seguito alla guerra scoppiata in Ucraina, infine, l’UE ha deciso di congelare i fondi degli oligarchi russi (ma soprattutto degli asset della Banca Centrale Russa custoditi in Belgio presso Euroclear ndr) e sta addirittura vagliando la possibilità di utilizzarli per finanziare Zelensky nel conflitto. Ciò, oltre a rappresentare una chiara violazione del diritto internazionale, preoccupa sempre di più le banche europee per il calo della reputazione finanziaria del Vecchio Continente che ne conseguirebbe. Sempre più investitori stranieri, infatti, stanno perdendo fiducia nell’Europa e questo, alla lunga, potrebbe causare un serio indebolimento del ruolo internazionale dell’euro.

Kaja Kallas (Alta rappresentante per la Politica Estera UE)

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