Lavinia Marchetti
Tra colpa e riscatto.Quello che Repubblica non coglie sta tutto nel titolo. Non è una parata “contro” l’Occidente. È, piuttosto, un gesto che finalmente afferma il “per sé”. Finalmente chi possiede risorse e forza non si lascia più saccheggiare. Ci sono voluti arsenali nucleari, droni, missili intercontinentali per reggere l’urto, altrimenti gli Stati Uniti avrebbero cancellato ogni pretesa sul nascere.
L’AMBIVALENZA
Non mi attirerò molte simpatie, ma credo che un sentimento nascosto attraversi molti di noi. I nomi di Putin, Xi Jinping, Kim Jong-un richiamano repressioni sistematiche, campi di detenzione, censura di massa. Portano con sé morti, carceri, popolazioni private della libertà. È impossibile considerarli accettabili. Eppure, quando li vediamo stringere intese per camminare fuori dall’orbita occidentale, qualcosa vibra. È un brivido di riscatto, un’ombra di vendetta per chi ha visto crollare, pezzo dopo pezzo, il mito del welfare, dei diritti, della democrazia come rappresentanza.
E subito penso ai morti prodotti dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre: secondo le stime del progetto Costs of War della Brown University, oltre 900.000 vittime dirette nelle guerre in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Pakistan. Tutto in seguito a un attentato in cui il governo americano resta quanto meno sospetto di connivenza. Se pensiamo alle morti indirette del sistema capitalistico le cifre sono ben più spaventose di qualsiasi regime.
E vogliamo parlare di Gaza? Lì l’Occidente ha sostenuto un assedio durato anni, ha coperto bombardamenti documentati da Nazioni Unite e Croce Rossa, ha garantito armi e legittimità diplomatica a Israele che di fatto agisce come suo avamposto in Medio Oriente. Quartieri interi ridotti in macerie, centinaia di migliaia di sfollati, decine di migliaia di morti civili: questo è il bilancio che rimane. Ecco dove nasce la mia ambiguità, ma anche un’ambiguità che si percepisce in giro, quando sentiamo parlare di Riarmo mentre metà della popolazione non arriva a fine mese.
Come reagiscono le persone quando vedono Von Der Leyen in tv? Una presidente della Commissione europea che ha trattato accordi opachi con Pfizer, che difende i legami con l’industria degli armamenti, che copre decisioni politiche con effetti devastanti. L’immagine pubblica resta patinata, ma dietro scorrono scelte che incidono su salute, guerra e diritti.
Il pensiero corre a Traoré che dall’Africa cerca emancipazione, alla Cina, alla Russia, persino alla Corea del Nord che provano a erigere spazi propri, ai BRICS, dentro alcuni di noi c’è un inconfessata speranza che in fondo ce la facciano. In quel movimento si accende un sollievo segreto. Non contro l’Europa o gli Stati Uniti, ma a favore di sé stessi.
Intanto l’Occidente reagisce con la retorica dello scandalo, come se fosse un’aggressione diretta, e rimuove la memoria della propria genealogia: guerre di conquista, crociate, colonie, sfruttamento economico. Quella storia pesa ancora oggi, anche se viene taciuta nei titoli dei giornali.
E qui parlo di me. Sento il disgusto per quei leader e allo stesso tempo la soddisfazione amara di vederli capaci di resistere. Un’ambivalenza che mi pesa e che non riesco a nascondere. Perché, in fondo, la speranza che l’edificio occidentale ceda è anche la mia.
