Il 3 febbraio 1991 è una data triste per la storia della politica italiana: si avvera lo scioglimento ufficiale del Partito Comunista Italiano (PCI).
Era il XX Congresso del partito a Rimini, segretario Achille Occhetto, che segnò la fine della sua lunga storia iniziata nel 1921. Il PCI cambia nome, sostituito dal Partito Democratico della Sinistra (PDS), in un processo noto come “Svolta della Bolognina”. I delegati contrari alla svolta, guidati da figure come Pietro Ingrao e Armando Cossutta, decisero di non aderire al nuovo progetto, dando vita al Movimento per la Rifondazione Comunista.
In verità il lento processo di dissoluzione del più grande partito comunista d’Occidente aveva avuto inizio alla fine degli anni 70 con Enrico Berlinguer, con l’abbandono della lotta di classe e del leninismo, con il compromesso storico, con l’eurocomunismo, con gli “ammiccamenti” verso la Nato.
