di Refqa Sharafi
Il Palestine Museum US partecipa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale diVenezia come evento collaterale ufficiale con Gaza – No Words – See the Exhibit, una mostra che presenta 100 pannelli ricamati in tatreez da 60 donne palestinesi, che documentano il genocidio in corso a Gaza.Per comprendere la portata di questa mostra, occorre prima capire cos’è il tatreez. La parolatatreez significa “abbellimento” in arabo, ma è sempre stato molto di più: un linguaggio ????? a sé, in cui ogni dettaglio raccontava le origini della donna che li indossava, il suo stato civile, la sua storia personale. I motivi geometrici e stilizzati riflettono la natura palestinese: alberi, fiori, frutti, piante autoctone diventano segni grafici carichi di significato simbolico. Neanche i colori sono casuali: il magenta è legato a Gaza, il rosso rappresenta gioia e matrimonio, il blu indaco è associato al lutto. E ogni regione, da Gerusalemme a Gaza, da Jenin a Nablus, ha i propri motivi, che indicano con precisione l’origine di chi porta l’abito.la Nakba del 1948, quando più di 700.000 palestinesi furono espulsi dalle loro case, il ricamo assunse un significato ancora più forte: nei campi profughi, donne provenienti da regioni diverse si trovarono a convivere e i loro stili si fusero in forme ibride che continuarono a custodire la memoria delle radici.Durante la Prima Intifada il tatreez divenne atto politico esplicito: quando l’esercito israeliano confiscò i simboli nazionali, le donne ricamarono i colori della bandiera sugli abiti. Nacque così l’“abito dell’Intifada”, simbolo di quella resistenza silenziosa e potentissima che ancora oggi è tratto distintivo del popolo palestinese.Nel 2021 l’UNESCO ha dichiarato il ricamo palestinese Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, riconoscendolo come “potente mezzo di comunicazione non verbale” che parla dei luoghi d’origine, dello stato sociale, del pensiero religioso e politico di chi ricama.Gaza – No Words – See the Exhibit preleva questo linguaggio dalla sua funzione tradizionale e lo trasforma in archivio visivo di un crimine in corso. Ogni pannello racconta un frammento di quanto accaduto: un giornalista in lacrime sul corpo del figlio, ragazze con pentole vuote in una distribuzione di cibo, una bambina che piange mentre il suo mondo crolla. Le ricamatrici non sono esecutrici passive di una tradizione: sono agenti attive nella produzione e…
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