Alessandro Volpi
La tragicommedia del Patto di Stabilità.
MI scuso in anticipo se sarò noioso, ma penso che sia davvero utile rendere chiari alcuni passaggi della follia europea. Partiamo dall’inizio. La presidente Meloni, resasi conto, dato il rapido peggioramento delle condizioni economiche del nostro paese, della insostenibilità dell’applicazione delle regole europee in relazione al rispetto del rapporto del 3% fra deficit e Pil, a cui la stessa Meloni si era autonomamente vincolata, anticipando anzi il raggiungimento dell’obiettivo entro la fine del 2025, ha scritto una lettera assai allarmata a Ursula von der Leyen. Nella missiva, la presidente del Consiglio chiedeva di poter disporre di uno spazio di bilancio non conteggiato ai fini del Patto per poter far fronte alla drammatica situazione energetica italiana, dovuta, secondo la sua analisi, alla guerra in Iran, a quella in Ucraina e alla generale carenza di approvvigionamenti. Nella stessa missiva, Giorgia Meloni affermava anche che il suo governo non sarebbe stato in grado, senza la deroga, di rispettare l’impegno preso di sottoscrivere una quota del prestito Safe per procedere al riarmo. La Commissione, dopo varie trattative, è giunta alla conclusione di concedere la deroga a condizioni, però, ben definite. In pratica l’Italia ha ottenuto una flessibilità dello 0,3% del PIL per il 2026, 2027 e 2028. Questo permette all’Italia di spendere circa 7 miliardi di euro all’anno in più rispetto a quanto previsto dai rigidi piani di rientro del deficit, senza che questo faccia scattare nuove procedure di infrazione o sanzioni legate al Patto di Stabilità. La flessibilità riguarda però non la possibilità di fare interventi diretti sulle bollette di imprese e famiglie, ma di finanziare spese di investimenti nel settore delle rinnovabili, secondo uno schema che la medesima Commissione ha definito con precisione e rigidità.
Le risorse devono essere spese per opere che riducano la dipendenza energetica nel lungo periodo (rigassificatori, reti elettriche, rinnovabili, efficienza negli edifici pubblici) e su tali opere l’Italia dovrà presentare ogni sei mesi un report dettagliato. Ma allora quale sarebbe il reale beneficio per il nostro paese? Certo, aver ottenuto uno spazio di bilancio non solo per il riarmo ma anche per investimenti in materia ambientale è davvero importante. Tuttavia si tratta di opere da realizzarsi nel medio lungo periodo che non affrontano il tema nell’immediato e soprattutto non sembrano in grado di risolvere il problema di come finanziare i sussidi alle famiglie e alle imprese per affrontare la crisi perché tali spese restano sottoposte al Patto di stabilità che Meloni si è impegnata a non sforare.
Emergono qui tutti i surreali e micidiali “stratagemmi” della incredibile normativa europea. il governo Meloni, infatti, ha già previsto una parte degli interventi ambientali nel PNRR, che, senza la deroga, avrebbero determinato la violazione delle regole del Patto e aumentato il deficit ben oltre il 3%. Ora, con la deroga, tali interventi escono dal Patto e si “libera” uno spazio analogo, appunto, per circa 7 miliardi di euro, entro la fine dell’anno che non sarà conteggiato in termini di vincoli europei e verrà utilizzato per la riduzione delle bollette e per gli aiuti a imprese e famiglie. In pratica si costruisce un artificio procedurale per permettere ciò che la Commissione vieta: per avere gli spazi per fare spesa corrente si mette in campo una deroga per consentire all’Italia di indebitarsi per fare opere che dovrebbero essere invece incentivate a priori e dovrebbero essere da tempo fuori dal Patto. Ma l’assurdità non finisce qui. Per finanziare le opere infrastrutturali consentite dalla deroga lo Stato italiano dovrà comunque indebitarsi in un mercato obbligazionario dove i tassi di interesse sono decisamente alti e dunque pagherà caro un impegno preso per esercitare subito il ricordato artificio contabile, che, a sua volta, impone un ulteriore indebitamento perché gli aiuti alle famiglie e alle imprese verranno coperti con nuovo debito, a meno di non aumentare il carico fiscale.
In estrema sintesi, l’Europa consiste in vincoli sbagliati, che vengono aggirati con escamotage contabili il cui costo è decisamente pesante per il bilancio dello Stato, e quindi per la popolazione italiana.

