Alessandro Volpi
Torno sulla questione della Patrimoniale per rispondere al tema della sua difficile applicazione.
L’introduzione di una imposta patrimoniale dell’1% sui patrimoni superiori ai due milioni di euro rappresenta una sfida che richiede anche una metodologia tecnica capace di coniugare rigore analitico e snellezza operativa. Per risultare efficace, questa misura dovrebbe configurarsi non come un prelievo sul possesso indiscriminato, ma come un’imposta sulla ricchezza netta globale, calcolata esclusivamente sulla parte di valore che eccede la franchigia stabilita. Il pilastro fondamentale di una simile metodologia risiede nell’automatizzazione dei processi di valutazione, eliminando la necessità di perizie soggettive che rallenterebbero la riscossione e alimenterebbero infiniti contenziosi legali.
Per i beni immobili, il sistema più snello consiste nell’utilizzare le rendite catastali opportunamente rivalutate attraverso coefficienti aggiornati, un dato oggettivo già presente nei database dello Stato. Per quanto riguarda le attività finanziarie, la base imponibile verrebbe determinata attraverso la fotografia delle consistenze al 31 dicembre, integrando i dati che gli istituti di credito trasmettono regolarmente all’Anagrafe dei Rapporti Finanziari. Anche il nodo complesso della valutazione delle aziende non quotate potrebbe essere sciolto adottando il criterio del patrimonio netto contabile risultante dall’ultimo bilancio depositato, garantendo così un riferimento certo e verificabile.
Una scelta metodologica cruciale per mantenere il sistema semplice sarebbe l’esclusione dei beni mobili non registrati, come opere d’arte o gioielli: sebbene costituiscano quote rilevanti di ricchezza, la loro catalogazione e stima risulterebbero talmente onerose da rendere il costo amministrativo dell’imposta superiore al beneficio economico. La gestione pratica del tributo dovrebbe quindi seguire il modello della dichiarazione precompilata, in cui l’amministrazione finanziaria incrocia le proprietà immobiliari, i conti titoli e le partecipazioni societarie per presentare al contribuente un calcolo già definito, riducendo l’onere burocratico per i cittadini. Per garantire l’equità ed evitare crisi di liquidità per quei soggetti che possiedono grandi asset ma scarsi flussi monetari, la metodologia dovrebbe infine prevedere clausole di salvaguardia, come la possibilità di rateizzare il versamento o di differirlo parzialmente al momento della vendita dei beni.
Un impianto così strutturato, basato sulla trasparenza dei flussi informativi internazionali e sulla digitalizzazione dei dati esistenti, permetterebbe di colpire con precisione la grande ricchezza minimizzando l’elusione e assicurando allo Stato un gettito stabile e prevedibile.
