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Un articolo per discutere di patrimoniale

È uscito da poco un interessante articolo di Ardeni per Transform Italia (“Ricchezza, patrimonio e reddito: uno sguardo alla tassazione”, https://transform-italia.it/ricchezza-patrimonio-e-reddito-uno-sguardo-alla-tassazione/?fbclid=IwY2xjawSZQaNleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeYpYUUTOTQJ_rbUPnxlzBSGZ2eJF8bErgfYGkHQBGwnIaZ0lntUVb38XBRWE_aem_KZDGXOqm4myP0wqNvoYnJw) in cui si spiega la necessità di una maggiore tassazione dei grandi patrimoni. Al di là della proposta, minimale, l’articolo fa un quadro efficace della situazione. Innanzitutto, riporta il semplice fatto che il 10% più ricco delle famiglie possiede oltre il 60% della ricchezza, mentre la metà meno abbiente ne detiene poco più del 7%. L’1% più ricco controlla circa un quarto dell’intera ricchezza italiana. In secondo luogo, ricorda che la ricchezza della cosiddetta classe media si concentra sulla casa in cui vive, che è si un patrimonio, ma sui generis, perché non è che se ne può disporre liberamente (che fa la famiglia? Se la vende e va a vivere in un parco?). Quasi l’80% delle famiglie possiede solo la casa in cui vive (e degli altri, molti possiedono, oltre a quella, al massimo un rudere al paesello dei nonni). Poi ci sono circa un milione di italiani che hanno proprietà immobiliari più rilevanti, di cui 30-40mila ha proprietà immobiliari davvero importanti.Altro elemento importante è l’origine della ricchezza. Per quanto sia ovvio doverlo ricordare, la ricchezza è ereditaria. I ricchi sono figli di ricchi. Addio retorica del self made man, trionfo del capitalismo. Ovvio, l’eccezione c’è sempre. Del resto, ogni anno tra tutti quelli che giocano alla lotteria uno diventa milionario. Ma dedurne che la lotteria è un metodo per diventare milionari è da imbecilli, dato che la lotteria è invece un modo per drenare ingenti liquidità ai poveri. Scopriamo dunque che circa due terzi della ricchezza è ereditata. Si dirà però un terzo no! Ma è ovvio che se hai molti soldi è facile farne altri, sia direttamente (investendoli, venendo a sapere dove si faranno i prossimi soldi, ecc.) sia indirettamente (potendo studiare nelle migliori università, avendo una cerchia di amicizie importanti, ecc.).Un terzo aspetto ben analizzato è quello del sistema fiscale. È vero che l’IRPEF rimane progressiva (i due terzi dei dichiaranti coprono meno del 16% del gettito totale), ma solo nell’ambito del lavoro dipendente. In altre parole, i lavoratori dipendenti che guadagnano bene pagano aliquote più alte sul reddito da lavoro. Il problema è che tutti gli altri, ossia lavoratori autonomi, non le false partite IVA che sono in realtà lavoratori subordinati e malpagati, ma i professionisti veri, pagano aliquote imbarazzanti ed evadono cifre immense. Tra lavoratori e pensionati l’85% dell’IRPEF è pagata dal lavoro dipendente di ieri e di oggi.Imprenditori individuali e soci di società di persone contribuiscono per circa il 4-5% al gettito totale mentre le grandi società pagano altre tasse (IRES e IRAP); infine i redditi da capitale – interessi, dividendi e rendite finanziarie – incidono per una quota inferiore all’1% del gettito IRPEF complessivo venendo tassata a monte tramite regimi sostitutivi della cedolare secca (26%, che scende al 12,5% per i titoli di Stato). Di conseguenza, solo una frazione minima e marginale di questi redditi viene dichiarata come IRPEF tradizionale. Essendo le attività finanziarie concentrate nelle mani dei ricchi e dei quasi ricchi, piccola e media borghesia pagano molte meno tasse di ciò che corrisponde alla loro quota di reddito. I ricchi ancora meno.Conclude giustamente l’articolo che “chi percepisce redditi da capitale gode di un regime di tassazione che è molto più favorevole di quello che grava sui redditi da lavoro dipendente o da pensione” e lo stesso vale per l’IRES, dato che la tassa si applica all’utile netto, che si può ridurre in molti modi del tutto legali, e che è anche possibile accedere a un’aliquota ridotta al 20% per le società che reinvestono gli utili, cosa che dovrebbero già fare. Inoltre, queste tasse si pagano l’anno dopo mentre i lavoratori le pagano addirittura prima di prendere lo stipendio dato che lo percepiscono netto.Insomma, il quadro è chiaro: la capacità di redistribuire il reddito del sistema fiscale, da sempre una delle sue ragion d’essere, è ormai ridotta al lavoro dipendente. La grande borghesia, per legare a sé la piccola e media borghesia, e farla se non prosperare almeno sopravvivere, le permette di evadere le tasse, il che sottrae fondi per sviluppare servizi pubblici di qualità e tiene bassi i salari. Questo spiega perché i governi di partiti piccolo borghesi sono organicamente asserviti al grande capitale, sia quando i super-ricchi governano direttamente, come con Berlusconi, sia quando si servono dei loro maggiordomi. Poi quando governa il centrosinistra non cambia praticamente nulla, ma questa è un’altra storia.

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