13 luglio 2026 Rossana De Simone (PeaceLink)/ Il calo del potere d’acquisto, l’impennata del costo della vita e l’aumento delle disuguaglianze sono indicatori di una Italia alle prese con un impoverimento strutturale. Eppure sempre più armata.
In una intervista di giugno al Financial Times, il segretario generale della NATO Mark Rutte aveva annunciato che il valore degli ordini in armi europei e canadesi, ammonta ad oggi circa 300 miliardi di dollari. Ciò si traduce in quasi 200.000 posti di lavoro negli Stati Uniti. Pertanto l’aumento dei fondi destinati al rafforzamento della difesa hanno avuto un risultato tangibile sotto forma di crescita economica americana. A pochi giorni dal summit NATO di Ankara, il comandante supremo alleato in Europa (SACEUR) della NATO, lo statunitense Alexus G. Grynkewich, ha dichiarato a Reuters che “nel giro di poche settimane, gli alleati europei hanno in gran parte colmato le lacune lasciate dalle riduzioni degli Stati Uniti al Modello della Forza NATO”. Il Pentagono ha ritirato un gran numero di aerei, droni, navi e sottomarini, annullando la precedente disponibilità per le operazioni NATO. Questo ritiro ha incluso uno dei due stormi di bombardieri a lungo raggio, 54 dei 153 aerei da combattimento e metà dei loro squadroni di incrociatori e cacciatorpediniere. Un esempio di ciò che potrebbe ancora mancare è la sostituzione dei bombardieri a lungo raggio americani.Una NATO europeizzata?Tuttavia il sottosegretario alla Difesa per la politica Elbridge Colby ha elogiato Berlino, dopo un incontro con il capo delle forze armate tedesche Carsten Breuer, per aver accettato di aumentare i suoi militari in linea con la visione del presidente Trump: “il presidente Trump ha giustamente stabilito che l’Europa deve fare un passo avanti e la NATO non deve più essere una tigre di carta. La Germania sta ora assumendo il ruolo di primo piano in questo. Dopo anni di disarmo Berlino si sta facendo avanti”. Colby ha aggiunto che il nuovo piano strategico militare della Germania mostra un “percorso chiaro in avanti” e che il Dipartimento della Difesa non vede l’ora di “collaborare da vicino”. Di fatto il cancelliere tedesco Merz vuole intestarsi la guida della difesa d’Europa in una NATO 3.0 europeizzata: conta pertanto di investire il 3,5% del pil in difesa già nel 2029, anticipando il target Nato del 2035 e assegnando per il 2027 109,7 miliardi di euro alla Difesa, un terzo in più rispetto agli 82 miliardi del 2026. Nel frattempo il CEO della Volkswagen Oliver Blume, starebbe pianificando di tagliare fino a 100.000 posti di lavoro sui circa 657.000 dipendenti del gruppo a livello mondiale, il doppio rispetto ai 50.000 tagli già annunciati a marzo e all’epoca già considerati storicamente significativi. Ad aprile i disoccupati rimangono sopra la soglia psicologica di tre milioni e il partito nazista AFD (Alternative für Deutschland) è in crescita.AnkaraL’otto luglio al summit di Ankara, Merk Rutte ha annunciato che i 32 leader degli Stati membri della Nato hanno ufficializzato nuovi acquisti per oltre 50 miliardi di dollari in capacita’ militari, e che si impegnano ‘ad ampliare la capacita’ produttiva collettiva e a collaborare con l’industria per accelerare l’innovazione’. Il primo giorno, al NATO Defence Industry Forum ( NSDIF26 ) dedicato alla produzione, agli investimenti e all’innovazione nel settore della difesa transatlantica in vista del 5% del PIL entro il 2035, hanno deciso la “Strategia per la cooperazione tra l’industria e la NATO”. Naturalmente, per avvallare la necessità di una spesa militare così alta,e la militarizzazione delle infrastrutture, in paesi già afflitti da crisi economiche, si è creato uno scenario di paura e guerra paura permanente. Ed ecco che fra i provvedimenti vengono incluse anche le spese per la componente militare delle attività miste civili-militari. Rientrano in questa categoria aeroporti, servizi meteorologici, porti e ausili alla navigazione, servizi di approvvigionamento congiunti e la ricerca e sviluppo.Fra i 50 miliardi di nuova spesa, che si inserisce fra i 38 progetti già in essere, spiccano:
– la sostituzione della la flotta di Boeing E-3 Sentry AWACS con i SAAB svedesi per allerta precoce e sorveglianza GlobalEye (Belgio, Canada, Danimarca, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Romania); – un nuovo progetto multinazionale per una flotta di aerei militari Airbus A400M (Belgio, Croazia, Francia, Polonia, Spagna, Turchia e Regno Unito); – Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia hanno annunciato l’acquisizione di un massimo di cinque velivoli senza pilota Northrop Grumman MQ-4C Triton; – gli alleati si sono impegnati a investire oltre 40 miliardi di dollari in capacità anti-drone e lancerà un mercato anti-drone per accelerare gli appalti; – l’Agenzia NATO ha assegnato un contratto del valore di centinaia di milioni di dollari per droni di sorveglianza; – quattro diverse iniziative spaziali, tra cui un progetto congiunto di otto nazioni (Canada, Danimarca, Finlandia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Turchia) per esplorare la possibilità di realizzare una costellazione di satelliti militari; – Lockheed Martin ha annunciato due nuove iniziative missilistiche europee: un memorandum d’intesa con Rheinmetall per un hub europeo di produzione del sistema missilistico tattico ATACMS, inoltre Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Svezia valuteranno la possibilità di istituire un impianto di manutenzione europeo per gli intercettori PAC-3 Missile Segment Enhancement and Cost Reduction Initiative della Lockheed Martin; – Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Grecia, Norvegia, Slovacchia, Svezia e Turchia svilupperanno un prototipo di munizione generica NATO da 155 mm per un valore totale di 1,6 miliardi di dollari; – Danimarca, Francia, Italia, Norvegia, Turchia e Regno Unito) hanno inoltre lanciato il progetto multinazionale NATO “Ground-Based Precision Strike Capabilities High Visibility Project” per esplorare lo sviluppo di nuove capacità di attacco di precisione a lungo raggio, inclusi nuovi lanciatori e missili.
Leonardo S.p.A. e le menzogne del governo Meloni
Lorenzo Mariani, nuovo amministratore delegato di Leonardo, al termine del Forum sull’industria della difesa ad Ankara ha annunciato due iniziative con l’Alleanza Atlantica: l’accordo del valore di circa 200 milioni di euro per il programma Protected Business Network per la trasformazione digitale della Nato insieme ad Accenture e la selezione, in consorzio con Thales, per realizzare un nuovo sistema di comunicazione destinato al Comando delle Forze Speciali Alleate.
Confermando la piena sintonia con la politica di difesa del governo Meloni, ha dichiarato che l’obiettivo del 5% è realistico e che poco importa se c’è o meno il ricorso ai prestiti del programma europeo Safe, perché i programmi del gruppo poggiano sul bilancio ordinario della Difesa. Ma se è il governo che deve decidere, Mariani non può che ritenersi soddisfatto che sia assegnato il secondo contratto internazionale, dal valore di 4,6 miliardi di sterline, per consentire il completamento della fase di definizione del concept avanzato del Global Combat Air Programme (GCAP). E non può che essere d’accordo con le parole della premier quando afferma che “è tempo che l’Ue garantisca la propria sicurezza da sola” sottolineando però che “se investiamo in difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori, quindi più sicurezza ma anche più lavoro qualificato, più ricerca e non assegni all’estero”. Una menzogna colossale se si pensa che l’Italia ha già speso 4,4 miliardi di euro in quattro anno per investimenti americani, e che i 9,9 miliardi di investimenti in armi per il 2026, a cui bisogna aggiungere 3 miliardi del Ministero delle imprese e del made in Italy, riguardano anche programmi americani (e la spesa per acquisto di armi israeliane).Menzogna quando afferma che esiste un “noi” riferendosi a una fabbrica d’armi che occupa circa 38.320 dipendenti in Italia dei 62.762 nel mondo (dati Leonardo 2025). Menzogna quando si fa riferimento a una filiera di 11.000 aziende nel mondo ci cui 4.500 in Italia.Complessivamente l’Italia ha speso per la difesa 35,5 miliardi nel 2025 e prevede, solo per i prossimi 2 anni, un aumento di 19 miliardi nel prossimo biennio (6-7 miliardi aggiuntivi nel 2027 e 12-13 miliardi aggiuntivi nel 2028) che porterà l’Italia a un livello di spesa militare di circa il 3,2% del Pil nel 2028. Intanto in Italia oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, inclusi molti lavoratori dipendenti e minori. Il calo del potere d’acquisto, l’impennata del costo della vita e l’aumento delle disuguaglianze sono indicatori di una Italia alle prese con un impoverimento strutturale. Eppure sempre più armata.
