Acque agitate in Arabia Saudita. Lontanissimo il pericolo russo

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Acque agitate in Arabia Saudita. Lontanissimo il pericolo russo

Manuel M Buccarella

L’altra notte è stata attaccata più volte la base aerea saudita di Ta’if, in Arabia Saudita. La notizia viene diffusa urbi et orbi dal nostro ministro della difesa, Guido Crosetto, che ha confermato che nell’attacco è stato colpito un F-2000 Eurofighter italiano. Fortunatamente nessun nostro militare è rimasto ferito. Il ministro precisa inoltre che nella base si trova personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Ma che ci fanno caccia e militari italiani in Arabia Saudita? Dalla primavera del 2026, dice il ministero guidato da Crosetto, abbiamo una Task Force Air schierata nell’area del Golfo su richiesta dei Paesi partner. E la missione, testualmente, concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Alla base King Fahd di Ta’if gli italiani collaborano quindi con le Forze Armate saudite in attività di difesa aerea e sorveglianza.

E allora, ci si chiede, ma non è la Russia quel pericoloso nemico dal quale difendersi, investendo grandi denari e preparando forze armate e popolazione a difesa ed eventuale reazione? Crosetto aveva detto, proprio il giorno prima dell’incidente, che la Marina italiana si stava preparando a garantire il passaggio delle navi commerciali italiane attraverso Bab el-Mandeb, uno dei punti più incandescenti del pianeta e che l’Italia non vuole aspettare i tempi europei. Eventuali ulteriori impieghi saranno valutati da Governo e Parlamento. (ANSA.it).

Gli houthi hanno detto che non sono in guerra con l’Italia e noi non lo siamo formalmente con gli houthi Ma significa che la discussione non può più essere liquidata con qualche formula burocratica. Qual è il mandato che accompagna gli italiani in Arabia Saudita?Quali sono le regole d’ingaggio?Fino a che punto siamo impegnati nella difesa dell’Arabia Saudita?Che cosa accade se un attacco causa vittime italiane?E chi ha deciso quale livello di rischio debbano correre i nostri militari?Poi c’è un altro dettaglio che rende tutto ancora più interessante.L’Arabia Saudita è guidata dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Nel 2018 il giornalista saudita Jamal Khashoggi fu assassinato e smembrato da agenti sauditi nel consolato del Regno a Istanbul. L’intelligence statunitense concluse successivamente che bin Salman aveva approvato un’operazione per catturarlo o ucciderlo; il principe ha negato di aver ordinato personalmente l’omicidio. Nel 2026 la magistratura francese ha inoltre aperto una nuova inchiesta per tortura e sparizione forzata legata al caso. (Reuters)

Quindi, mentre in Europa ci riempiamo la bocca di democrazia, Stato di diritto e diritti umani, sarebbe almeno coerente spiegare agli italiani perché i nostri uomini e i nostri aerei debbano essere esposti in prima linea nella difesa di un regno il cui record sui diritti umani continua a essere oggetto di pesanti critiche internazionali. (Reuters) E allora Crosetto ed il governo hanno l’obbligo di spiegare agli italiani, mediante il Parlamento, tutto questo e cosa potrebbe succedere in caso di “confronto” con gli houthi. Sarebbe guerra? In casi del genere la Costituzione obbliga non solo al confronto in Parlamento, ma ad una formale dichiarazione di guerra, che fa il Capo dello Stato, preceduta da una delibera dello stato di guerra da parte delle Camere (art.78), che conferiscono i poteri necessari al governo.

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