Dall’inizio del conflitto in Iran il caro energia ha imposto a famiglie e imprese italiane un maggiore esborso di circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. È quanto emerge dall’aggiornamento della Cna al 30 settembre, secondo cui quasi la metà dell’aggravio deriva dai carburanti (7,4-7,6 miliardi). Seguono energia elettrica (5,8-6 miliardi) e gas (3-3,3 miliardi). Il solo mese di settembre ha prodotto un conto aggiuntivo tra 4,6 e 5,2 miliardi, circa un terzo dell’aggravio accumulato da marzo.
A spingere il conto sono soprattutto i carburanti: la benzina ha raggiunto a settembre i valori più alti dal marzo 2022, mentre il gasolio ha superato il picco della crisi energetica del 2022, segnando un nuovo massimo storico nominale. Il 21 settembre la media settimanale della benzina era a 2,141 euro al litro; il gasolio a 2,351 euro il 28 settembre. Bolzano registra i prezzi più elevati (2,147 per la benzina, 2,360 per il gasolio).
Le responsabilità di Donald Trump e Netanyahu sono palesi. L’economia mondiale e quella locale dipendono dai”capricci” dei leader di nazioni che dettano il copione ad Italia ed Unione Europea, sempre più succursali “a perdere” degli Stati Uniti d’America e che fanno lauti affari con lo stato genocida israeliano, mai sanzionato. Poi ci sono le società e le multinazionali dell’energia che speculano e buttano benzina sul fuoco, è proprio il caso di dirlo, e che sono quelle che maggiormente guadagnano. E lo Stato italiano, con Iva e accise.

