Giancarlo Selmi
Due ottobre, Udine. Vi racconto cosa è successo in una sala della Regione Friuli.
“Buonasera. Prima di cominciare vi chiedo un favore. Un solo favore, e poi non ve ne chiedo altri. Provate a misurare un centesimo di secondo. Non riuscite. Nessuno ci riesce. È un tempo troppo piccolo per essere pensato, figuriamoci per essere vissuto. Eppure, è lì che succede tutto.”
Così comincia la mia storia e il due ottobre scorso ho portato questa storia davanti a una platea che non dimenticherò: un incontro sui caregivers, nella sede della Regione Friuli, a Udine. E torno a casa con una cosa sola da dire, prima di tutto il resto: Grazie.Grazie alla Consigliera Regionale Rosaria Capozzi, a Manuela Urso e a Roberta Milocco, che hanno voluto e costruito questo incontro con una cura e un impegno straordinario. Grazie a tutta la splendida comunità cinquestelle del Friuli, per la loro provata sensibilità e ospitalità: siete stati casa, non pubblico. Grazie a Maria Donata Messina, referente Friuli di “Caregiver Familiari Uniti”: il suo lavoro quotidiano è il filo che tiene insieme famiglie che altrimenti non si troverebbero mai. E grazie a Cristian Casili, Vicepresidente della Regione Puglia e assessore al Welfare, per il suo intervento da remoto: illuminato, competente, umano.
Non tutti i politici sanno parlare di fragilità senza retorica. Lui lo sa fare.Nel mio intervento ho detto una cosa scomoda: io non “mi prendo cura”, io non “assisto con amore”. Io faccio un lavoro. Sono l’infermiere, l’operatore sociosanitario, il fisioterapista, l’autista, il caposala, l’amministrativo, il vigilante notturno con un occhio aperto, perché una crisi ci può essere anche alle tre del mattino. Sette figure professionali in un uomo solo. Turni coperti: ventiquattro ore su ventiquattro. Ferie: zero. Costo per lo Stato: nessuno. l’Italia è l’unico Paese della parte più avanzata d’Europa che non ha una legislazione per i caregivers e non ne riconosce il ruolo. I caregivers conviventi sono 4.4 milioni, i fondi per le iniziative legislative a loro favore sono 207 milioni. La folle cifra di circa 50 euro all’anno per caregiver. 50 euro per una persona che sostituisce, a costo zero, sette figure professionali che dovrebbe pagare lo Stato. 207 milioni, quando una cosa inutile in Albania, costò un miliardo. Ma ho raccontato anche Giulio. Che oggi ha sette anni, non parla, cammina a modo suo, e ride a crepapelle. Ride nonostante il gene mutato, le crisi, gli ospedali, le diagnosi, i farmaci, le cadute, la burocrazia, le porte chiuse. E quando Giulio ride, il mondo perde il diritto di essere solo dolore. È questa la cosa più grande che mi ha insegnato: il dolore può occupare moltissimo spazio, ma non può avere tutto. C’è sempre una fessura. Una luce. Una mano che cerca la tua. Ci hanno insegnato a cercare il sole. Noi abbiamo imparato a riconoscere il cielo e, nel cielo, anche le stelle più piccole.
Chiedo e continuerò a chiedere solo questo: non lasciare i caregivers soli a guardarle.

