Alfredo Facchini
8 ottobre 1967. Bolivia. In una gola stretta di montagna, a La Higuera, il “Che” è lì, con il suo piccolo reparto. È stanco, malato d’asma. All’alba, un commando antiguerriglia, addestrato e guidato da agenti della CIA, li assedia. Una raffica. Il Comandante è colpito a una gamba, cade, si rialza, non spara. Grida ai compagni di arrendersi, di salvare almeno la vita.Lo trascinano via, sanguinante, le mani legate, la barba impastata di fango. Un soldato lo colpisce con il calcio del fucile. Un altro gli ruba l’orologio. Lui, seduto su una cassa di munizioni, fuma l’ultima sigaretta.
Dice, calmo, a un giovane soldato terrorizzato: “Tu stai per uccidere un uomo. Non un’idea.”Il giorno dopo, 9 ottobre 1967, ore 13:10. Una scarica di M2 mette fine al respiro del Comandante. Gli tagliano le mani, come prova dell’avvenuta esecuzione. Lo mostrano al mondo come un trofeo. Ma quella fotografia, scattata per infierire, diventa una resurrezione. Il suo volto, sereno e luminoso, appare come un Cristo rivoluzionario. Gli assassini volevano cancellarlo: lo hanno reso eterno.
Scrive Italo Calvino: “Qualsiasi cosa cerchi di scrivere per esprimere la mia ammirazione per Ernesto Che Guevara mi pare fuori tono. Sento la sua risata che mi risponde, piena d’ironia e di commiserazione.”
Il suo sguardo, fotografato da Korda, non guarda il passato. Guarda noi. Sfida la paura, la resa, l’indifferenza. Perché in un mondo in cui tutto si compra e tutto si vende, lui ha scelto di perdere tutto per non vendersi.
Ancora oggi Che Guevara non è un santino né un’icona da maglietta. È una provocazione. Un richiamo alla coerenza in un’epoca che ha disimparato il significato stesso della parola “coerenza”. È la memoria viva di un uomo che ha deciso di non tradire mai la distanza tra ciò che pensava e ciò che faceva.In tempi privi di senso, la sua lezione è questa: la fedeltà a un’idea non si misura dal successo. Ma dalla capacità di resistere anche quando tutto ti dice di smettere. Di vivere senza paura di credere in qualcosa di più grande di sé.
