Odessa, la perla scintillante del Mar Nero.

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Odessa, la perla scintillante del Mar Nero.

Carlo Seclì

ODESSA: LA “PERLA SCINTILLANTE” DEL MAR NERO

Il 2 maggio 2024 ricorre il 10° anniversario dalla crudele strage di Odessa, avvenuta il 2 maggio 2014 nella “perla” del Mar Nero, in un clima di aspra guerra civile interna al paese, che aveva già portato alla deposizione dell’allora presidente ucraino Filorusso Viktor Janukovyc e all’annessione della Repubblica autonoma di Crimea da parte della Russia. Di lì a pochi giorni sarebbero poi nate le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e sarebbe iniziato il conflitto nel Donbass.

La città di Odessa, conosciuta anche come la “perla” del Mar Nero per via della sua posizione strategica e della sua ricchezza culturale, nell’ultimo anno è oggetto di numerosi attacchi russi (che hanno causato anche il grave danneggiamento della Cattedrale ortodossa della Trasfigurazione), da quando la Russia si è ritirata dall’accordo sul grano con l’Ucraina (18 luglio 2023), che per un anno ha garantito un commercio marittimo sicuro alle navi trasportatrici di grano e un corridoio umanitario marittimo sotto la supervisione della Turchia, fautrice e garante dell’accordo.

La terribile vicenda del 2 maggio 2014 ha avuto inizio dall’incontro, nella grande piazza di Kulikovo, tra un corteo di tifosi, riunitisi in occasione di una partita del campionato di calcio e composto principalmente da attivisti “pro-Maidan” e frange di neonazisti, e un gruppo di manifestanti antifascisti, russofoni e filorussi. Da questo evento è naturalmente derivato uno scontro, che ha visto i primi aggredire e inseguire i secondi, rifugiatisi dapprima dentro un supermercato, per poi ripiegare nella vicina Casa dei sindacati di Odessa.

Qui sono stati raggiunti dal lancio di numerose bottiglie Molotov, con successiva medesima risposta, che tuttavia non è servita a evitare la catastrofe. Ben 48 persone morirono nell’incendio scoppiato nella casa sindacale (e secondo diverse fonti vi furono circa 150 feriti), 10 delle quali mentre cercavano di salvarsi lanciandosi dalle finestre.

Le autorità ucraine dapprima attribuirono le cause dell’incendio a del cloroformio, distribuito ai manifestanti filorussi da agenti di sicurezza russi non identificati, ipotesi rivelatasi da subito inconsistente. La realtà dei fatti, tuttavia, era evidentemente diversa. Il governo ucraino, però, oltre ad averla coperta per gli ovvi motivi nazionalistici e filo-atlantistici, ha anche insabbiato l’inchiesta sulla copertura dei neonazisti da parte della polizia, inchiodata da filmati che mostrano poliziotti intenti a sparare sui disperati che tentavano di fuggire dalle finestre. Inoltre, l’allora vice capo della polizia di Odessa, principale sospettato, si rese irreperibile una volta iniziate le indagini.

Il Comitato delle madri per la verità sul 2 maggio si rivolse al Consiglio d’Europa, il quale, nella propria relazione, ha affermato che le indagini da parte dell’Ucraina su quella terribile strage non abbiano rispettato i requisiti previsti dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo e che esistano le prove del coinvolgimento della polizia. Tale vicenda non ha wncora ottenuto verità e giustizia, nonostante le sollecitazioni alla ripresa delle indagini da parte di Unione europea e Amnesty nel corso degli anni, e, quasi matematicamente, si può dire che non succederà in un futuro prossimo, vista la narrazione unica imposta da Nato e Unione europea sul conflitto russo-ucraino. Le povere vittime non riescono a riposare in pace da 10 anni e non sembrano esserci spiragli di verità all’orizzonte, così come spiragli di speranza per una trattativa tra i due stati in guerra. Va ricordato, tra coloro che persero la vita lanciandosi dalla finestra, Vadim Papura, ragazzo di soli 17 anni, membro della Gioventù Comunista d’ Ucraina e del Partito Comunista d’ Ucraina (entrambi dichiarati fuorilegge), studente al primo anno dell’Università Nazionale di Odessa “Mechnikov”, la cui morte da combattente per un’Ucraina neutrale e pienamente rispettosa dei popoli russi e russofoni al suo interno rimane impunita, con la complicità e il sostegno occidentale.

E intanto la regione di Odessa è vittima da un lato del proprio governo ultranazionalista, che aspira a sconfiggere la Russia e a entrare nella NATO (tanto che quest’ultima ha recentemente inviato dei militari nella stessa regione, eliminati poi dai bombardamenti russi), dall’altro delle parallele ambizioni nazionalistiche di parte del potere in Russia, che risponde all’espansionismo della NATO con i piani ideali di ricostruzione della Novorossija zarista, ovviamente costituita da tutta la popolazione russa e russofona d’ Ucraina, compresa quella degli oblast di Odessa e Kharkiv, i due fronti più caldi dopo le quattro regioni annesse.

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