Yaalon, ex ministro della difesa israeliano: “Nella Striscia è in corso una pulizia etnica”

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Yaalon, ex ministro della difesa israeliano: “Nella Striscia è in corso una pulizia etnica”

Manuel M Buccarella

Domenica l’ex ministro israeliano alla Difesa, Yaalon, ha dichiarato che “a Gaza è in corso una pulizia etnica”.

Attaccato da più direzioni, Yaalon ha ribadito: “Ciò che ho affermato riflette quello che accade sul campo. Questa è la traiettoria lungo cui ci stanno trascinando, occupazione, annessione e pulizia etnica,” ha detto a Lucy Aharish del Canale televisivo 13. “Guardiamo a ciò che succede nel nord della Striscia di Gaza. Se uno preferisce può parlare di trasferimento forzato della popolazione – ha proseguito Yaalon – ma comunque lo scopo sono insediamenti ebraici”.

“Il cammino in cui siamo trascinati è quello dell’occupazione, dell’annessione e della pulizia etnica della Striscia di Gaza”.

L’ex ministro della Difesa ed ex capo di stato maggiore Moshe Ya’alon, secondo cui il Paese ha portato avanti una “pulizia etnica” nel nord della Striscia di Gaza, ha respinto la definizione dell’l’Idf come “esercito più morale del mondo” a causa “dell’interferenza dei politici, che stanno corrompendo l’esercito”.

Yaalon ha detto che non si scuserà per i suoi commenti e anzi ha rincarato la dose: “La mia valutazione di pulizia etnica è accurata, dato che i ministri del governo parlano di come la Striscia sarà ripulita dagli arabi“.Il Likud è insorto contro l’ex generale accusandolo di aver perso da tempo la bussola, e affermando che le sue parole sono “un regalo alla Corte penale internazionale dell’Aja e agli anti-israeliani”. Il leader del partito di centro Unità nazionale Benny Gantz, ha dichiarato che “non c’è pulizia etnica e che l’Idf sta combattendo contro i terroristi a Gaza e continuerà a farlo”. L’Idf da canto suo ha risposto a Yaalon che “l’esercito agisce in conformità con il diritto internazionale, e sposta la popolazione temporaneamente e per necessità operativa, al fine di proteggerla. Rifiutiamo le gravi accuse di pulizia etnica nella Striscia di Gaza, che danneggiano l’Idf e i suoi soldati”.

La posizione di Giorgia Meloni

Il 19 settembre 2024 Giorgia Meloni si è rifiutata di votare in favore di una risoluzione Onu che chiedeva ad Israele di porre fine all’occupazione dei territori palestinesi, in solidarietà con Netanyahu che, in quei luoghi, massacra i palestinesi tutti i giorni. Giorgia Meloni non ha mai condannato Netanyahu per il massacro di migliaia di bambini palestinesi.

Al contrario, ha continuato a fornire armi a Netanyahu e gli ha sempre espresso solidarietà e vicinanza. Giorgia Meloni ha dato a Netanyahu, a sterminio in corso, dice su X Alessandro Orsini, le seguenti armi: bombe, granate, siluri, mine, missili, cartucce ed altre munizioni, proiettili e loro parti, per un valore di 730.869,5 euro a dicembre 2023, quasi raddoppiati a 1.352.675 euro a gennaio 2024.

“Giorgia Meloni, nell’ultimo MeD9 a Cipro, l’11 ottobre 2024 – scrive ancora il docente universitario – ha impedito l’inserimento di un brano contro la vendita di armi a Israele – richiesto da Macron e Sanchez – nella nota con cui Francia, Italia e Spagna hanno condannato l’attacco israeliano contro Unifil in Libano. Giorgia Meloni ha dichiarato di continuare a fornire assistenza militare a Netanyahu nel suo discorso del 15 ottobre 2024 alla Camera dei Deputati. Sebbene il 15 ottobre 2024 Israele fronteggiasse già un processo per genocidio all’Onu, Giorgia Meloni ha dichiarato alla Camera che continua a dare armi a Netanyahu.

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