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Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz Birkenau, ove vi erano almeno settemila prigionieri ancora vivi.
Dal 2005, questa data è stata proclamata con una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite come il “Giorno della Memoria delle vittime del nazionalsocialismo”. L’Italia ha anticipato l’ONU di cinque anni, con legge del 20 luglio 2000 n.211.
Eppure, ricorda Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, il dovere di ricordare l’Olocausto si scontra con una realtà che desta preoccupazione: ambiguità, revisionismi e indulgenze verso figure e movimenti complici del genocidio e dell’ideologia nazifascista.
Giustamente Marescotti ricorda, in particolare, il revisionismo storico ucraino. In Ucraina Stepan Bandera, feroce collaborazionista dei nazisti e sterminatore di migliaia di ebrei e polacchi, è una figura centrale del nazionalismo ucraino, e questo “nonostante si ritenga che, insieme ai suoi seguaci, abbia forti responsabilità nell’Olocausto in Ucraina” (Wikipedia). In netto contrasto con questo dovere di memoria – dice il presidente di PeaceLink – in Ucraina si assiste alla riabilitazione di figure storiche come Stepan Bandera, leader nazionalista che collaborò con i nazisti e fu coinvolto nei crimini contro gli ebrei. Statue, vie e piazze dedicate a Bandera rappresentano una memoria distorta che celebra un passato di complicità con il genocidio. Questo revisionismo è inaccettabile e mina i principi fondamentali della lotta contro il nazifascismo. È indispensabile troncare per sempre ogni indulgenza verso simili figure, ribadendo il valore universale del rispetto per le vittime e la condanna dei loro carnefici.
E le sorprese non mancano: L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione per “Combattere la glorificazione del nazismo”, ha riaffermato il rifiuto di ogni forma di celebrazione del nazifascismo. Tuttavia, ogni anno i risultati delle votazioni su questa risoluzione rivelano un’inquietante divisione: nel 2024, ad esempio, vari paesi NATO, tra cui Stati Uniti e Italia, hanno votato contro la risoluzione. L’Ucraina si è unita a questa votazione. Altroché paesi democratici!Il E conclude così Alessandro Marescotti: “Il Giorno della Memoria non può essere solo una ritualità formale: deve essere un’occasione per riflettere sulle responsabilità collettive e individuali nel custodire la verità storica. Le ambiguità, i revisionismi e le indulgenze verso figure compromesse con il nazifascismo sono ferite aperte nella coscienza dell’umanità. Ricordare significa non solo commemorare le vittime, ma anche rifiutare ogni complicità con ideologie di odio. A ottanta anni dalla liberazione di Auschwitz, il nostro dovere è più urgente che mai: la memoria compiacente verso complici del genocidio deve essere troncata per sempre. Solo così possiamo onorare davvero le vittime e costruire un futuro di pace e giustizia”.
