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“L’idea – scrive su Contropiano Francesco Piccioni – era venuta a Sam Altman, fondatore di OpenAI e ora fautore del progetto Stargate, appoggiato a vario titolo da Satya Nadella (Microsoft), Larry Ellison (Oracle) e Masayoshi Son (Softbank): farsi dare 500 miliardi di dollari – in parte privati, in parte pubblici, a carico del debito federale Usa – ovvero da rastrellare sui mercati in cambio di minacce di aggressione.Contrario Elon Musk”.
I costi faraonici per un progetto che prometteva di fare fare un salto di qualità all’Intelligenza Artificiale nel mondo dipendono dal fatto che il progetto, per come strutturato, ha bisogno comunque di supporti fisico-elettronici altrettanto smisurati: una rete di datacenter da costruire interamente negli Stati Uniti e chip avanzatissimi.
Il campo però viene sparigliato da una sconosciuta startup di Pechino che, con un budget di appena 10 milioni di dollari, offre prestazioni simili, se non addirittura migliori, di quelle offerte dalle grandi aziende Usa che dominano oggi il mercato (ChatGpt di OpenAI, Llama 3.1 di Meta-Zuckerberg, Gemini di Google, ecc).
Un analista dei mercati finanziari, Gabriel Debach, ha spiegato che «nonostante un budget inferiore ai 10 milioni di dollari e l’uso di chip meno avanzati rispetto ai concorrenti statunitensi, DeepSeek [l’app cinese al risparmio, ndr] ha superato ChatGpt in diversi benchmark, offrendo un prodotto gratuito che ha attirato l’attenzione globale».Un altro “finanziere” ha rincarato la dose: «DeepSeek dimostra che è possibile sviluppare modelli di AI potenti a costi più bassi. Ciò potrebbe potenzialmente destabilizzare l’intera filiera degli investimenti nell’AI, che si basa su un’elevata spesa da parte di un ristretto gruppo di grandi operatori». Non troppo paradossalmente questa “magia di efficienza”, che offre un rapporto prezzo/prestazioni al momento ineguagliabile, è “merito” involontario degli Stati Uniti. O meglio, del loro disperato tentativo di mantenere la supremazia tecnologica almeno in questo settore mediante sanzioni, dazi, divieti di vendita ad aziende cinesi.Dalle parti di Pechino e Shenzen hanno reagito usando il cervello invece che agitando i pugni. “Se non possiamo avere i chip più avanzati allora elaboriamo algoritmi migliori, che richiedono meno risorse a parità processori fisici”.
DeepSeek, per ora, dimostra – continua Piccioni su Contropiano – che cosa si può fare con questo metodo (tanta intelligenza umana, non artificiale): «è un promemoria che la leadership nell’AI non può essere data per scontata».
Come riporta anche Wired, “A differenza di molte aziende cinesi di AI che si basano molto sull’accesso a hardware avanzato, DeepSeek si è concentrata sul massimizzare l’ottimizzazione delle risorse basata sul software – spiega Marina Zhang, professoressa associata presso l’Università della tecnologia di Sydney, che studia le innovazioni cinesi –. DeepSeek ha adottato metodi open source, mettendo in comune le competenze collettive e promuovendo l’innovazione collaborativa. Questo approccio non solo mitiga i vincoli dal punto di vista delle risorse, ma accelera anche lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, facendo spiccare DeepSeek sui concorrenti più chiusi“. A seguito del successo di DeepSeek, scaricata ed utilizzata praticamente in tutto il mondo, quasi tutte le grandi multinazionali hi-tech Usa (Nvidia, Infineon, Amd, Alphabet-Google, Asml, Broadcom, Cisco, Constellation, Marvell, Micron Tecnology, Microsoft, Palantir, Synopsis, ecc) hanno perso valore azionario, perdendo parecchio in borsa. Soprattutto Nvidia, al momento monopolista nella produzione dei chip ultrapotenti per l’AI made in Usa.“

