“I vecchi teneteveli a casa”. Approvato in Senato emendamento che cancella il contributo dello Stato al 50% delle rette per le RSA.

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“I vecchi teneteveli a casa”. Approvato in Senato emendamento che cancella il contributo dello Stato al 50% delle rette per le RSA.

Nella Legge di Bilancio 2025 il governo Meloni ha introdotto misure che prevedono tagli ai contributi statali per le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e una revisione delle detrazioni fiscali.

Tagli ai contributi statali per le RSA

Un recente emendamento, approvato in Commissione al Senato, potrebbe trasferire sulle famiglie l’intero costo dell’assistenza per i pazienti non autosufficienti, riducendo così i fondi statali destinati alle RSA. Nello specifico l’emendamento cancella il contributo statale del 50% per le rette di assistenza.

Era stato presentato dal governo come il disegno di legge a supporto del decreto taglia liste di attesa ma l’emendamento proposto dalla maggioranza ed approvato dal Senato rischia di mettere in discussione un importante contributo erariale a beneficio delle famiglie con genitori e famigliari anziani e malati ospitati nelle case di riposo (RSA). Il contributo medio ammonta a circa 1600 euro mensili, a fronte di una spesa media per anziano pari a circa 3300 euro al mese.

Questa misura è stata definita da alcuni come “una pugnalata alle spalle per le persone fragili” e per le rispettive famiglie

Revisione delle detrazioni fiscali

La manovra introduce un limite massimo alle detrazioni fiscali per i contribuenti con redditi superiori ai 75.000 euro, garantendo però maggiori agevolazioni alle famiglie con più di due figli a carico e alle famiglie con figli disabili.

Le spese sanitarie e quelle relative ai mutui contratti fino al 31 dicembre 2024 sono escluse dal tetto della revisione delle detrazioni. Sono esclusi anche gli investimenti in start-up e PMI innovative. Inoltre, per i lavoratori con redditi compresi tra 20.000 e 40.000 euro, è prevista un’ulteriore detrazione dall’imposta lorda: 1.000 euro per redditi fino a 8.500 euro; 5,3% per redditi tra 8.500 e 15.000 euro; 4,8% per redditi tra 15.000 e 20.000 euro Alcune forze politiche hanno criticato queste misure, sostenendo che il governo sta impoverendo il ceto medio attraverso tagli alle detrazioni e aumenti delle imposte, colpendo chi lavora e chi vuole costruirsi un futuro .Queste misure fanno parte di un piano più ampio, questo il punto di vista del governo, per rivedere il sistema fiscale e ridurre la spesa pubblica, con l’obiettivo dichiarato di chiudere “la stagione dei bonus che hanno dimostrato non produrre alcun risultato” .

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