Manuel M Buccarella
Il recente voto del Parlamento Europeo sul “Libro bianco della difesa” e sul piano “ReArm Europe”, pur con risoluzione non vincolante, ha evidenziato una significativa divisione all’interno del Partito Democratico (PD). La risoluzione, che mira a rafforzare le capacità difensive dell’Unione Europea, ha ottenuto 419 voti favorevoli, 204 contrari e 46 astensioni.
Come noto, la delegazione del PD si è spaccata: 11 eurodeputati si sono astenuti, seguendo la linea suggerita dalla segretaria Elly Schlein, mentre 10 hanno votato a favore del piano, discostandosi dalla posizione ufficiale del partito. Si tratta dei cosiddetti riformisti, tra cui il presidente del partito Stefano Bonaccini, la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, e noti esponenti del partito, come l’ex sindaco di Bari Antonio Decaro, il più suffragato, ed altri moderati.
Elly Schlein aveva espresso critiche al piano “ReArm Europe” proposto dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, sostenendo che esso favorisca il riarmo dei singoli Stati membri attraverso debito nazionale, piuttosto che promuovere una difesa comune europea. Schlein ha dichiarato: “All’Europa serve la difesa comune, non la corsa al riarmo dei singoli Stati”. La spaccatura interna al PD ha sollevato richieste di confronto all’interno del partito. Alcuni esponenti hanno sottolineato la necessità di discutere approfonditamente la posizione del PD riguardo alle politiche di difesa europea e al sostegno all’Ucraina, al fine di raggiungere una linea condivisa che eviti future divisioni su temi di rilevanza internazionale. Alla fine anche la segreteria ha manifestato la necessità di un confronto e di un dibattito aperto interno al partito, con modalità e forme da individuare al momento opportuno.
C’è chi, da sinistra, ha attaccato il PD e la sua segretaria anche per non aver preso una posizione ancora più netta, preferendo il voto contrario alla risoluzione partorita dall’Europarlamento, anche se vi è da considerare che, essendovi diverse anime all’interno del partito, Elly Schlein ha preferito adottare una soluzione neutra, quella dell’astensione, nella speranza che venisse rispettata dall’intero gruppo parlamentare. Ecco perché la segretaria ha subito una vera e propria imboscata da parte della metà della rappresentanza all’Europarlamento.
Tra gli undici che si sono conformati alla linea Schlein vi è anche Cecilia Strada, che con un suo messaggio sui social ha spiegato la sua posizione.
“Vorrei tornare sul voto di ieri, non tanto per convincere chi mi attacca quanto perché mi sembra che in Italia siano passate delle informazioni molto imprecise.Ieri il Parlamento NON votava il piano ReArmEu (e forse non lo voteremo mai, perché von der Leyen attiverà l’art. 122 per saltare il Parlamento, cosa che abbiamo condannato) né il Libro bianco sulla difesa (non è ancora stato presentato – verrà presentato la prossima settimana ndr). Il Parlamento votava una risoluzione, non vincolante per la Commissione, sul futuro della politica di difesa. Conteneva alcune cose condivisibili e molte cose non condivisibili per niente. Nelle negoziazioni e con il lavoro sugli emendamenti abbiamo cercato di modificarla per renderla più pacifista possibile, non è bastato.Si sapeva già che sarebbe passato a larghissima maggioranza, anche se tutti gli astenuti avessero votato contro. E allora abbiamo fatto diverse valutazioni, che includono anche i rapporti con i Socialisti e all’interno del partito.Ricordando che schiacciare il pulsante bianco dell’astensione significa NON sostenere la risoluzione, che la risoluzione NON era per approvare il piano ReArmEu (citato in un passaggio come “il Parlamento dà il benvenuto al piano”, e su questo abbiamo votato CONTRO), il risultato dei discorsi e anche dei compromessi interni è che la maggioranza della delegazione del partito democratico ha scelto di NON sostenere la risoluzione”. “Andiamo avanti a lavorare – continua la Strada – c’è stata la prima riunione dell’intergruppo informale per la pace in cui noi, insieme alle colleghe e colleghi di The Left e Greens, elaboreremo iniziative e proposte per costruire politiche di pace.Spero che queste precisazioni siano utili per capire meglio cosa è successo e cosa no”.

