Silvana Sale
Dal 2002 in Venezuela il 12 ottobre non è il Giorno della Razza, nè tanto meno della “Scoperta dell’America”, ma è il giorno dell’inizio della resistenza indigena. Una giornata che ha acquisito l’attuale significato grazie alla volontà di Hugo Chávez in onore e rivendicazione delle lotte dei popoli indigeni contro la violazione della sovranità sui loro territori.
In questa data, si sceglie di voltare pagina nella narrazione storica e onorare l’inizio della resistenza indigena, una memoria viva che non celebra la conquista, ma riconosce la dignità delle lotte dei popoli originari contro la colonizzazione.
Questa trasformazione, fortemente voluta da Hugo Chávez, non è solo simbolica. È un atto politico, culturale e spirituale che rilegge la storia da una prospettiva diversa e vera, quella di chi ha subito l’invasione, lo sterminio, l’espropriazione, ma non ha mai smesso di lottare per la propria terra, la propria cultura, la propria identità. Chiamarlo “Giorno della Resistenza Indigena” significa rendere visibile ciò che per secoli è stato messo a tacere.Significa restituire voce a quelle comunità che, nonostante tutto, hanno custodito il senso profondo dell’equilibrio con la natura, della vita collettiva, della spiritualità radicata nella terra.Non si tratta solo di correggere una data o un nome. Si tratta di ribaltare un paradigma, di riconoscere che l’America non fu scoperta, era già viva, pulsante, abitata da popoli ricchi di storia.
Il 12 ottobre diventa così un giorno di memoria ribelle, in cui la bellezza della resistenza si oppone alla retorica della conquista. Una bellezza fatta di volti, di canti, di lingue antiche, di corpi che camminano la terra come madri, non come proprietà. Una bellezza che abita ancora le montagne, le foreste, i fiumi, e che si tramanda nei gesti, nelle cerimonie, nelle parole sussurrate ai bambini.
Celebrare questa giornata significa scegliere da che parte stare nella storia, non con le caravelle, ma con coloro che le hanno viste arrivare sulle proprie rive.
Significa accogliere la verità, anche se scomoda, e imparare a guardare il passato con occhi nuovi. Per comprendere, per riparare, per rifare dignità alla verità.Perché solo riconoscendo il dolore e la lotta dei popoli indigeni possiamo davvero costruire un’America che non si fondi sulla cancellazione, ma sulla giustizia e sulla memoria.
Il 12 ottobre, in Venezuela, non è più il giorno in cui l’America fu scoperta. È il giorno in cui la storia si è rimessa in cammino, sulle orme di chi non ha mai smesso di resistere.
