Il motore del capitalismo non gira più.

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Il motore del capitalismo non gira più.

Il motore del capitalismo non gira più. Negli anni Sessanta e Settanta, ogni nuovo dollaro di debito determinava negli Stati Uniti tra i 6 e gli 8 dollari di Pil, nel 2000 ne generava 4, oggi non ne genera neppure 1, perché si ferma a 0,58. Dunque, la montagna di debito federale USA, pari a quasi 40 mila miliardi di dollari, e di quello privato, vicino ai 36 mila miliardi, non bastano più a produrre ricchezza nel cuore del capitalismo.

“A questo riguardo vale la pena ricordare – rammenta lo storico dell’economia Alessandro Volpi – che, per la prima volta nella storia, il prezzo delle assicurazioni contro il fallimento del debito degli Stati Uniti, i cosiddetti Credit Default Swap, è più alto, in termini relativi, di quello della Grecia!”. Le manovre di Trump e dei suoi sodali, quelli che ispirano il MAGA e si ispirano al MAGA, come la nostra Giorgia Meloni, sempre più a rimorchio del tycoon non o non solo per semplici affinità politiche ma per opportunismo e necessità al tempo stesso, necessitano dunque di qualcosa di eclatante: dall’imperialismo a stelle e strisce, mai in declino, si passa ora al neocolonialismo, a partire dal Venezuela fino a Cuba, affamato per fare crollare il regime socialista, alla Groenlandia, per ora abbandonata. Tutto per appropriarsi di prelibate risorse naturali delle quali gli Usa scarseggiano; senza parlare dell’oscenità del Board of Peace, un vero comitato di affari guidato “a vita” da Donald Trump per “risolvere” le principali crisi internazionali ma in verità per gestire le succulente attività di ricostruzione post bellica di Paesi come la Striscia di Gaza, l’Ucraina ecc. ecc. Dimenticavano la “politica delle tariffe” (più volgarmente noti come dazi), tali da poter stimolare, nelle intenzioni di Trump e dei suoi gaglioffi, lo spostamento di vendita e produzione negli States. Con un non trascurabile particolare, però: è che alla furia di importare prodotti da vendere ai consumatori statunitensi a prezzi maggiorati a causa dei dazi, molti di essi avranno difficoltà a comprare, impoverendosi ulteriormente. Insomma un MAGA capace forse di rendere grandi alcuni, come sempre a discapito dei tanti.

A tale riguardo, non sorprende l’attegiamento del governo italiano, sempre più a rimorchio del tycoon. Infatti anche l’Italia, ed altri Paesi europei, sono in crisi. L’Italia poi è soverchiata da un debito pubblico imponente e dalle rigide imposizioni dei vincoli di bilancio UE, che può sperare di bypassare solo con una svolta bellicista. Il miglioramento dello spread non illuda, in quanto determinato in prevalenza dalla crisi dell’economia tedesca e dalla sua recessione. l’Italia ha gravi problemi strutturali e forti diseguaglianze, che la stanno facendo avvicinare sempre più alle condizioni degli Stati Uniti d’America.

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