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La rivelazione dell’autorevole giornale israeliano Haaretz, secondo la quale Netanyahu fosse a conoscenza, da quasi un mese prima, di quanto Hamas aveva pianificato per il 7 di ottobre del 2023, fa calare su quella dolorosa vicenda un’ombra spaventosa. E, a quanto pare, chi avrebbe rivelato al premier israeliano l’esistenza del piano, in una telefonata durata 45 minuti, non era un passante. Non era una fonte qualunque. Non era una persona priva di autorevolezza. Era nientepopodimeno che il primo degli emiri degli Emirati Arabi Uniti.

L’ipotesi accreditata da Haaretz è devastante: Netanyahu non avrebbe informato del contenuto di quella telefonata, né dell’avvertimento ricevuto, chi aveva il potere e il dovere di prendere contromisure, rafforzare la sicurezza, chiudere i varchi, evitare la tragedia. Ma questa ipotesi, già di per sé gravissima, si scontra con un altro fatto che da tempo inquieta chiunque abbia ancora voglia di farsi domande: ciò che fu visto nella zona di frontiera “bucata” dai terroristi di Hamas. Quella zona fu lasciata, per un tempo abbastanza lungo e stranamente coincidente con l’attacco, quasi priva di difesa. Quasi scoperta, come se fosse stata offerta e consegnata. Rifletté su questo fatto e ne fu insospettito, perfino Charlie Kirk. Che non era certo un fanatico comunista o un nemico di Israele.Si soffermò, sottolineandone la stranezza, proprio su quel “buco”. Su quella falla inspiegabile. Su quel vuoto di protezione in una zona che, per definizione, avrebbe dovuto essere tra le più sorvegliate al mondo. Una zona che lui stesso aveva visto piena zeppa di telecamere, di torrette, di armi teleguidate, di sensori, di allarmi sofisticatissimi, di sistemi costruiti esattamente per impedire ciò che quel giorno accadde. Eppure, quel giorno, stranamente, tutto smise di funzionare. Dopo questi interrogativi Charlie Kirk fu ammazzato. Quei dubbi, oggi, alla luce delle rivelazioni di Haaretz, tornano con una forza ancora più inquietante, perché alimentano oggi il sospetto che Netanyahu, se fosse vero ciò che il giornale rivela, non sarebbe rimasto solo a sapere di quanto stesse per accadere.In quel tremendo, fanatico e sanguinario attacco furono uccisi barbaramente 1.200 israeliani. Persone massacrate da un terrorismo feroce, disumano, sanguinario. E per reazione a quell’attacco, il governo di Netanyahu ha dato l’ordine di radere al suolo una città e di uccidere spietatamente circa 70.000 persone. Tra loro, oltre 23.000 bambini.

Abbiamo visto il pianto delle madri, i padri che scavavano con le mani. Famiglie cancellate, ospedali distrutti, scuole trasformate in cimiteri. Una città ridotta a polvere, fame, sangue e disperazione. Ecco perché ciò che rivela Haaretz è di una gravità inaudita. Non aggiunge semplicemente un dettaglio alla storia, non corregge una sfumatura, non apre una nota a margine, ma capovolge la narrazione.Capovolge il racconto del premier israeliano e delle bestie che siedono nel suo governo. Perché se quelle rivelazioni fossero confermate, alla responsabilità totale per il genocidio si aggiungerebbe una macchia altrettanto mostruosa: il sospetto di aver lasciato morire 1.200 propri connazionali perché quelle morti erano utili. E se quelle rivelazioni saranno confermate, la storia dovrà scrivere anche questo: che qualcuno sapeva, qualcuno tacque, qualcuno lasciò accadere, qualcuno trasformò il sangue dei propri cittadini nel carburante politico per massacrare un popolo intero. Non sarebbe più solo una tragedia, sarebbe una mostruosità pianificata nel cuore stesso del potere, non più nei confini del cinismo, ma delle azioni del diavolo, così come lo abbiamo sempre immaginato.

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