Mosca, 2 ottobre 1989 – In un discorso senza precedenti, il segretario generale del PCUS Mikhail Gorbaciov ha riconosciuto apertamente la grave crisi economica che attanaglia l’Unione Sovietica, segnando una svolta storica nella comunicazione politica del Cremlino.
Gorbaciov ha parlato chiaro: carenze alimentari, inefficienza produttiva, tecnologia obsoleta e un sistema burocratico paralizzante stanno mettendo in ginocchio l’economia pianificata.Le cause sono molteplici: la corsa agli armamenti con gli Stati Uniti ha prosciugato risorse vitali, mentre l’agricoltura collettivizzata non riesce a sfamare la popolazione. I cittadini sovietici devono fare code interminabili per ottenere beni di prima necessità, e molti prodotti sono semplicemente irreperibili.
Le riforme lanciate da Gorbaciov dal 1985 mirano proprio a rivitalizzare il sistema. Ma i risultati tardano ad arrivare, e il malcontento popolare cresce. L’ammissione pubblica della crisi rappresenta un momento di verità per l’URSS, ma anche un rischio politico enorme per il leader sovietico.Gli osservatori occidentali si chiedono se queste riforme potranno salvare il sistema comunista o se, al contrario, accelereranno il suo crollo.

