Il campo di concentramento di Buchenwald fu liberato l’11 aprile 1945 dalle truppe della Terza Armata degli Stati Uniti, in particolare dalla 6ª Divisione Corazzata. Quando le forze americane arrivarono, trovarono circa 21.000 prigionieri ancora vivi nel campo principale.
Poco prima dell’arrivo delle truppe americane, i prigionieri del campo avevano organizzato una rivolta interna, approfittando del fatto che molte SS erano fuggite con l’avvicinarsi degli Alleati. Un comitato clandestino di resistenza internazionale, formato da prigionieri politici, aveva preso il controllo di parti del campo.
Quando i soldati americani entrarono a Buchenwald, furono testimoni di scene di orrore indescrivibile: migliaia di cadaveri non sepolti, prigionieri ridotti a scheletri viventi, condizioni sanitarie terribili e prove di torture e atrocità sistematiche.
Il campo di Buchenwald, situato vicino a Weimar in Germania, era stato aperto nel luglio 1937. Durante gli otto anni della sua esistenza, vi furono internate circa 250.000 persone di varie nazionalità (ebrei, prigionieri politici, testimoni di Geova, omosessuali, rom, prigionieri di guerra sovietici e altri). Si stima che più di 56.000 persone vi persero la vita.
Le immagini e le testimonianze raccolte a Buchenwald dopo la liberazione divennero prove cruciali per documentare i crimini nazisti e furono utilizzate nei processi di Norimberga contro i responsabili.
