9 maggio: 80 anni dalla liberazione dal nazismo, 75 anni dalla “dichiarazione Schuman”. Due diverse celebrazioni a Mosca e Kiev, ma la vera liberazione dal nazifascismo ce l’hanno data i sovietici nel 1945, con oltre 20 milioni di morti.L’Unione Europea con i vincoli di bilancio ed il neoliberismo ha messo il cappio al collo ai lavoratori dei paesi meno sviluppati (oggi l’Italia, domani l’Ucraina).

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9 maggio: 80 anni dalla liberazione dal nazismo, 75 anni dalla “dichiarazione Schuman”. Due diverse celebrazioni a Mosca e Kiev, ma la vera liberazione dal nazifascismo ce l’hanno data i sovietici nel 1945, con oltre 20 milioni di morti.L’Unione Europea con i vincoli di bilancio ed il neoliberismo ha messo il cappio al collo ai lavoratori dei paesi meno sviluppati (oggi l’Italia, domani l’Ucraina).

Manuel M Buccarella

Il 9 maggio si festeggia il Giorno della Vittoria sul nazismo, ogni anno a Mosca con una grande parata militare nella Piazza Rossa. La celebrazione è continuata anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Nella stessa data si è festeggiato fino a qualche anno fa anche a Kiev ma, dopo l’avvio dell’ “operazione militare speciale” voluta da Vladimir Putin, le autorità ucraine hanno ritenuto di “svincolarsi” da tale commemorazione per protesta e differenziazione rispetto all’invasore.

Ieri, di comune accordo con i partner europei, in particolare con chi la rifornisce di armi e di altro supporto, l’Ucraina ha deciso di festeggiare qualcosa di diverso: il 9 maggio 1950 l’allora primo ministro francese, Robert Schuman, espresse la cosiddetta “Dichiarazione Schuman”, che proponeva la creazione di una Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, con i paesi membri che avrebbero messo in comune la produzione di questi materiali. Si ritiene che tale dichiarazione avrebbe posto le basi della futura Unione Europea fondata sulla pace. E così a Kiev si sono visti i capi di governo europei per la “Giornata della pace europea”. Peccato che il nuovo cancelliere tedesco Merz e la sua potente connazionale Ursula von der Leyen abbiano promesso, proprio in tale circostanza, più spesa per le armi (priorità a difesa, salvaguardia del commercio e delle industrie europee e lotta all’immigrazione).

Senza voler nulla togliere a Schuman ed ai suoi propositi certamente nobili, c’è però una grande differenza, anche solo “morale”, tra la liberazione da una dittatura efferata, sanguinaria ed antisemita (vedi Shoah), che occupò mezza Europa, con un tributo di oltre venti milioni di morti da parte dell’Unione Sovietica – il più alto tributo di sangue – ed una dichiarazione che proponeva una comunità puramente economica e commerciale come la Ceca. E quella che è diventata la UE, con al centro politiche neoliberiste e vessatorie – con gli assurdi vincoli di bilancio che funzionano soprattutto a carico dei Paesi economicamente meno strutturati come i cosiddetti Pigs, inducendoli a stringere sulla spesa sociale (sanità, istruzione e ricerca) oggi sempre più a beneficio della spesa militare e del riarmo – è all’attenzione di tutti.

L’Ucraina la vogliono tutti nell’Unione Europea, come se l’adesione alla UE possa assicurare di per sé ad un paese un futuro democratico e prospero economicamente. Quanto alla democrazia, l’Ucraina non è un paese democratico, soprattutto da quando al potere c’è Volodymyr Zelensky, che già prima della guerra del 2022, aveva messo al bando diversi partiti di opposizione e chiuso emittenti televisive. Con questo ovviamente non vogliamo fornire legittimazione all'”operazione militare speciale” di Putin né dire che la Russia sia un paese democratico, tutt’altro. Quanto all’economia, già prima della guerra mossa dalla Russia – guerra iniziata in verità già nel 2014 nel Donbass – l’Ucraina era dopo la Moldova, il paese più povero in Europa. Inoltre, molte imprese pubbliche sono state privatizzate per assecondare le richieste della Commissione Europea per l’ingresso nella UE che, come noto, predilige un’economia di mercato, con una scarsa presenza del pubblico nell’economia. Da tempo inoltre l’agricoltura con i relativi appezzamenti è in mano soprattutto agli americani ed alla Bayer Monsanto, per non parlare della futura ricostruzione che darà priorità a chi ha sostenuto in armi il Paese. Un paese, insomma, che già dipende e dipenderà ancora di più dagli stranieri. Un boccone ghiotto per i paesi partner e per la UE che finanzierà, a spese dei contribuenti europei, la ricostruzione. Ma ad un certo punto, se i conti del bilancio pubblico continueranno ad essere disastrati, ci saranno parecchi sacrifici da fare per i cittadini ucraini, in applicazione dell’austerità dei vincoli di bilancio e di Maastricht (salvo qualche temporanea clausola di salvaguardia…)

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