Lavinia Marchetti
Condividete (non necessariamente il mio post, qualsiasi post che ne parli e che coinvolga il maggior numero di persone possibili) e donate, se potete, qui o su altri supporti https://chuffed.org/project/138809-global-sumud-flotilla
Per mesi mi sono chiesta che cosa si poteva fare per fermare un genocidio. La stessa domanda arrivava dai vostri messaggi, dagli sguardi nelle piazze, dalle mani che si agitavano contro gli scudi della celere alle manifestazioni. Le mie risposte giravano a vuoto, me ne rendo conto ora, ma lo sapevo anche allora: smontare la propaganda. Sfidare le censure e la repressione. Studiare atti e storia. Esporsi nelle strade a proprio rischio e pericolo. Poco, certo. I numeri erano esigui. Quasi tutti, fra stampa e opinione pubblica si giravano dall’altra parte. Gridavamo al vento.
L’Europa celebrata nei discorsi appare come una natura morta; quella reale somiglia a un apparato muto. I governi guardano altrove, oppure guardano e tacciono, o peggio ancora sono complici e conniventi.
A Tel Aviv e a Washington il potere detta, i politici eseguono. I Gazawi sono consegnati alla fame, alle bombe. Oggi tocca a loro. Domani toccherà ad altri, chissà chi. A molti di noi sembra un esperimento che sarà ripetuto sempre più spesso e magari con armi diverse. Ieri un ospedale colpito, poi il raddoppio per prendere soccorritori e stampa.
Lo chiamano “double tap” prima bombardano con un missile e, quando qualcuno viene a soccorrerti, colpiscono ancora, il soccorritore e anche i feriti non ancora morti. Malati e affamati, cinque cronisti e paramedici. Qualcosa si muove. La società civile, contro la politica incivile e disumana si muove.
CHE COS’È LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA Alla fine di agosto prende il largo la Global Sumud Flotilla, i giornali scrivono anche Freedom Flotilla. Missione civile e internazionale, senza partiti.Obiettivi, uno per volta. Spezzare l’assedio di Gaza. Aprire un passaggio dal mare. Consegnare aiuti essenziali. Costringere il mondo a guardare la fame usata come arma e il genocidio. Entrare all’inferno e cercare di spegnere le fiamme.Gli organizzatori annunciano decine di imbarcazioni e adesioni da 44 paesi. Prima ondata domenica 31 agosto dai porti spagnoli e da Genova; seconda ondata 4 settembre da Tunisi e dal Sud Italia, con barche che si uniscono lungo rotta. Una scelta che forza prassi di interdizione in mare.
Sumud significa tenacia. Parola secca, imparata nelle case sventrate e nelle scuole di fortuna. La coalizione nasce dall’incontro tra reti longeve e movimenti giovani: Freedom Flotilla Coalition, Global Movement to Gaza, Maghreb Sumud Flotilla, Sumud Nusantara. Lingue diverse, porti lontani, un proposito solo: far passare cibo e acqua. A bordo anche medicine. E un diritto elementare da affermare.
PERCHÉ ADESSO: IL CONTESTO MATERIALE
Il 22 agosto gli analisti IPC sostenuti dall’ONU dichiarano carestia a Gaza City e nelle aree vicine: soglie fissate, tabelle, percentuali. Fame estrema. Bambini in denutrizione acuta. Morti per inedia. L’OMS, l’Alto Commissario e diverse organizzazioni umanitarie parlano di disastro interamente provocato dall’uomo e di obblighi legali verso i civili rimasti senz’acqua e senza assistenza.
Le partenze: 31 agosto e 4 settembre. Barcellona e Genova aprono rotta; poi Tunisi e porti siciliani. Testate italiane e spagnole confermano itinerari e preparativi.Convogli civili. Aiuti a bordo. Delegazioni miste. A bordo medici e marinai. Ci sono operatori culturali con giuristi. In arrivo parlamentari e religiosi. Volti della cultura firmano appelli, altri si presentano in banchina.La pianificazione include addestramenti alla resistenza civile senza armi. Campi di preparazione per equipaggi. Squadre di supporto a terra pronte a reggere pressioni e imprevisti.
IL DIRITTO DEL MARE, I PRECEDENTI, IL RISCHIO
Chi salpa conosce il prezzo. Il 9 giugno: la Madleen, dodici persone a bordo. Tra loro Greta Thunberg e l’eurodeputata Rima Hassan. Intercettazione in acque internazionali, rimorchio verso Ashdod. Agenzie e grandi giornali ricostruiscono la dinamica; Amnesty parla di violazioni. Poi il pirataggio dell’IDF della Handala a fine luglio, ventuno attivisti risultano fermati e trasferiti in Israele; diversi denunciano violenze e trattamenti degradanti durante la custodia, con rientri in ospedale al rilascio.Non dimentichiamo il 2 maggio quando i droni colpiscono la nave Conscience al largo di Malta. Due impatti ravvicinati sulla prua, equipaggio evacuato. Da quel punto in avanti la linea cambia: prima interdizioni, poi sabotaggi.
Sul piano legale la contesa attraversa organi e dottrina. Organismi ONU e risoluzioni del Parlamento europeo descrivono il blocco su Gaza come illegale e punitivo verso i civili, in contrasto con diritto umanitario. Con loro grandi ONG per i diritti umani. Israele rivendica la legalità del blocco per ragioni di sicurezza e tratta le missioni civili come minacce. I fatti qui sopra mostrano un’escalation.
CHE COSA PORTA LA FLOTTA
Stive leggere, calibrate. Alimenti di base. Acqua potabile in cisterne. Kit medici con forniture per reparti. Materiali per la scuola. Giochi per bambini, scelti con cura. Un carico che apre una via, simbolico, ma insufficiente, adatto ad aprire un varco. Vale il gesto fisico del passaggio e il suo valore pubblico: un corridoio marittimo popolare capace di obbligare governi e istituzioni a ripristinare flussi di aiuti su scala adeguata.
Chi parteciperà? Eterogeneità di volti e fini. Attivisti senza fama e volti pubblici. Reti locali. Associazioni. Sindacati. In Italia attori, musicisti, fumettisti mettono nome e faccia; in Europa e altrove figure note si assumono un rischio d’immagine e, talvolta, personale. Il sostegno mira a una cosa sola: proteggere il viaggio e amplificarne la voce.
COME AIUTARE DAVVERO
Donare. La Freedom Flotilla Coalition raccoglie fondi per carburante, logistica, spese legali, attrezzature mediche. Il portale ufficiale indica campagne nazionali utili a indirizzare il contributo. La Global Sumud Flotilla usa anche Chuffed per acquistare aiuti e sostenere delegazioni. Campagne partner attive tra USA, Europa, Asia. Andate sulle loro pagine ufficiali.
In Italia abbiamo Freedom Flotilla Italia, visitate la loro pagina.Volontariato e supporto a terra. Squadre locali organizzano eventi, convogli solidali, presìdi nei porti e reti di accoglienza. I canali ufficiali pubblicano istruzioni per unirsi come equipaggio, personale di supporto, comunicatori.Diffusione e pressione pubblica. Seguire gli aggiornamenti e rilanciare comunicati. Scrivere ai rappresentanti. Chiedere protezione diplomatica per civili in mare. Il successo materiale dipende anche dalla copertura e dalla pressione che costringe a decisioni concrete.
PERCHÉ SERVE Una flotta civile che rivendica il diritto alla vita scuote istituzioni e opinioni pubbliche. Il mare diventa corridoio morale e logistico, luogo in cui vale un principio semplice: ai bambini si porta da mangiare; ai feriti un medico; ai cronisti protezione.
In assenza di tutela statale, la società civile globale prova a compiere ciò che doveva arrivare per via diplomatica o militare: aprire una via di soccorso e fermare la fame. Lo ripeto piano, quasi per me: fermare la fame.Mi chiedete da mesi quale gesto abbia ancora senso. Questa risposta mi appartiene: salpare o supportare la flotta. Remi, vele, motori piccoli. Cibo, acqua, garze. Volti segnati e idee chiare. O aiutare in ogni modo, diffondere, parlarne, spezzare le logiche che ci hanno condotto fino a qui, fino al genocidio in diretta e al neocolonialismo.
