Le mani sul Venezuela. Non solo petrolio e risorse minerarie, ma tanto tanto oro…

0comments 2.02 mins read
Le mani sul Venezuela. Non solo petrolio e risorse minerarie, ma tanto tanto oro…

Manuel M Buccarella

Non entriamo nel merito del sequestro di Maduro, quasi certamente orchestrato da Donald Trump con la complicità degli apparati venezuelani, in primis dell’attuale presidente in carica, Delcy Rodríguez.

È il petrolio la principale causa dell’operazione a stelle e strisce in Venezuela, con tanto di “prelievo forzoso” del presidente Nicolás Maduro e gentile consorte, preceduto e seguito dall’esecuzione stragiudiziale di un centinaio di presunti narcos al largo del Venezuela e dal sequestro in acque internazionali di due petroliere. Si tratta de La Marinera (ex Bella 1), intercettata il 7 gennaio nell’Oceano Atlantico settentrionale dopo un inseguimento durato settimane; la nave, battente bandiera russa, è sospettata di aver violato le sanzioni trasportando greggio venezuelano. Secondo alcune fonti, potrebbe aver trasportato anche equipaggiamenti militari russi. La seconda è la M/T Sophia, sequestrata l’8 gennaio nel Mar dei Caraibi. La nave è accusata di “attività illecite” e di trasportare circa 1,8 milioni di barili di petrolio, probabilmente destinati alla Cina.

E non è solo il petrolio la principale attrattiva dello Stato con capitale Caracas. È infatti tra i primi paesi al mondo per riserve di gas naturale. Il territorio venezuelano è inoltre ricco di minerali strategici come il coltan (essenziale per l’elettronica), ferro, bauxite (alluminio), nichel, diamanti e terre rare. 

Ma è l’oro a stuzzicare grossi appetiti: il Venezuela avrebbe enormi riserve auree, che sarebbero le seconde o le terze al mondo. La produzione di oro, attualmente, è bloccata dalle sanzioni americane e dalla scarsa capacità di estrazione delle imprese venezuelane. Peraltro il controllo delle aree più ricche, quelle dell’Orinoco, è estremamente complesso per la presenza di forti tensioni fra bande paramilitari e l’esercito. Secondo Alessandro Volpi un’occupazione americana o un intesa con un governo “amico” consentirebbe di mettere subito a valore tali riserve perché verrebbero utilizzate dai grandi fondi finanziari come sottostante per la creazione di prodotti finanziari, a cominciare dagli Etf. “State Street e BlackRock – scrive lo storico sulla sua pagina Facebook – gestiscono i due più grandi Etf sull’oro a livello planetario; il primo produttore mondiale di oro, Newmont Corporation, ha come principali azionisti BlackRock, Vanguard e State Street. Mettere le mani sull’oro venezuelano e soprattutto sulle riserve sarebbe lo strumento per moltiplicare in modo esponenziale la sua finanziarizzazione, attraverso Etf e azioni, e dunque alimentare la bolla finanziaria indispensabile per la tenuta del capitalismo ed evitare il precipitare della crisi dell’economia americana, ora troppo dipendente dall’Intelligenza artificiale. Con il prezzo dell’oncia d’oro a quasi 4500 dollari, il Venezuela può essere l’Eldorado”.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.