Alessandro Volpi
Il mondo cambia, rapidamente.
Il governo russo ha emesso, nuovamente, titoli del debito federale in Yuan, con un rendimento del 7,5% per un valore equivalente a circa 2 miliardi di dollari. Si tratta della seconda emissione dopo la prima, avvenuta a dicembre 2025. L’operazione serve fondamentalmente a dare una destinazione alle entrate derivanti dalle esportazioni russe in Cina, pagate in Yuan; una sorta di sistema chiuso tra i due paesi che ha però una grande potenzialità. Se tutti i paesi che scambiano con la Cina – sono ben 114 – e che la Cina sta cominciando a pagare in Yuan emettessero il proprio debito in valuta cinese, lo spazio del dollaro si ridurrebbe progressivamente e lo Yuan raggiungerebbe in maniera graduale una convertibilità in grado di fare una vera valuta internazionale, in cui denominare poi anche una rete finanziaria volta a raccogliere i risparmi mondiali in fuga dal pericoloso debito Usa. La crisi Usa e il servilismo europeo stanno bruciando le radici del capitalismo finanziario rispetto al quale l’euro del folle Patto di stabilità è solo lo strumento per giustificare una drammatica austerità.
