Puglia, economia debole e credito in ripresa: lavoro, banche e sanità nel rapporto Banca d’Italia

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Puglia, economia debole e credito in ripresa: lavoro, banche e sanità nel rapporto Banca d’Italia

Fisac Cgil Puglia – Il rapporto annuale della Banca d’Italia restituisce l’immagine di una regione che cresce poco, con forti differenze territoriali, occupazione fragile, redditi ancora bassi, credito in ripartenza e una rete bancaria sempre più ridotta.

Economia regionale 2025: PIL in crescita dello 0,4%Nel 2025 l’economia pugliese è cresciuta in misura contenuta. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale della Banca d’Italia, il prodotto sarebbe aumentato dello 0,4% a prezzi costanti, meno del Mezzogiorno, dove la crescita è stata dello 0,7%, e meno dell’Italia, ferma allo 0,5%.

Il dato sintetizza una crescita fragile: industria e servizi sono rimasti deboli, l’agricoltura si è contratta, mentre le costruzioni hanno registrato una marcata espansione. La ripresa intensa del biennio 2021-2022 e il rallentamento degli anni successivi hanno consentito al valore aggiunto regionale di superare solo lievemente il livello precedente la crisi economico-finanziaria del 2008.

La lettura territoriale è decisiva: tra il 2007 e il 2023 il valore aggiunto pugliese è cresciuto complessivamente dell’1,1% a prezzi costanti, contro il 3,2% dell’Italia. Bari ha registrato la crescita più intensa, pari al 5,8%, mentre Taranto ha segnato un calo del 5,1%.

La Puglia appare quindi attraversata da una doppia frattura: una crescita regionale debole rispetto al Paese e divari interni sempre più evidenti tra le province. Bari, Lecce e Barletta-Andria-Trani hanno recuperato i livelli iniziali, mentre Brindisi, Foggia e soprattutto Taranto hanno mostrato dinamiche complessivamente negative.

Manifattura, industria e settori produttivi: punti di forza e crisiNel 2025 l’industria pugliese ha continuato a mostrare segnali di debolezza. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto è aumentato dello 0,5% a prezzi costanti rispetto al 2024, ma l’indagine della Banca d’Italia sulle imprese industriali e dei servizi indica una sostanziale stabilità del fatturato a prezzi costanti.

Alcuni segnali positivi sono emersi nei comparti dell’energia, dell’estrattivo, dell’elettronica e della meccanica. Criticità più rilevanti hanno invece riguardato alimentare, tessile e chimica. Nel siderurgico resta centrale il caso di Taranto: la produzione dello stabilimento di Acciaierie d’Italia è rimasta su livelli di poco superiori a 2 milioni di tonnellate di acciaio, un valore simile al 2024 e molto inferiore al limite di 6 milioni stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale.

Le imprese industriali prevedono una sostanziale stagnazione delle vendite per l’anno in corso. Il rapporto segnala inoltre che, per circa il 60% delle aziende, il rischio geopolitico potrebbe influenzare le decisioni strategiche nel biennio 2026-2027.

Costruzioni, turismo e servizi: le dinamiche territorialiLe costruzioni sono state il comparto più dinamico. Nel 2025 il valore aggiunto del settore è aumentato del 3,4% a prezzi costanti, più della media nazionale, pari al 2,4%. L’andamento è stato sostenuto soprattutto dalle opere pubbliche e dall’avanzamento della spesa per gli interventi PNRR.Nell’edilizia privata, invece, il quadro è meno brillante. Le compravendite di abitazioni si sono lievemente ridotte, con un calo dello 0,9%, mentre i prezzi delle case sono aumentati del 3,7%. Anche i canoni di locazione sono cresciuti, del 2,3%.Nei servizi la crescita è rimasta molto contenuta. Il valore aggiunto del terziario, includendo servizi finanziari e pubblici, è aumentato dello 0,3% a prezzi costanti. Il turismo rappresenta però una dinamica rilevante: nel 2025 arrivi e presenze nelle strutture ricettive sono cresciuti rispettivamente del 13,1% e del 10,4%.

La crescita delle presenze ha riguardato soprattutto gli stranieri, con un aumento dei pernottamenti del 22,7%, contro il 4,0% degli italiani. Anche il trasporto aereo ha continuato a crescere: nel 2025 i passeggeri negli aeroporti pugliesi sono aumentati del 7,2%, con una dinamica più forte per i voli internazionali, pari al 13,9%.

Il turismo cresce, ma il rapporto segnala un nodo sociale rilevante: nel 2024 le retribuzioni lorde annue del settore turistico risultavano inferiori del 55% rispetto alla media del settore privato non agricolo.

Lavoro, occupazione e ammortizzatori socialiNel 2025 il mercato del lavoro pugliese ha mostrato segnali contrastanti. Gli occupati si sono lievemente ridotti, con un calo dello 0,3% rispetto all’anno precedente, dopo la crescita intensa registrata dal 2021. Nello stesso periodo l’occupazione è invece aumentata dello 0,8% in Italia e dell’1,4% nel Mezzogiorno.

Il tasso di occupazione regionale è sceso al 51,0%, con un divario di 11,5 punti rispetto alla media nazionale. Le ore lavorate sono però cresciute dell’1,7%, indicando una ricomposizione verso posizioni a maggiore intensità lavorativa.Nel settore privato le posizioni di lavoro dipendente hanno continuato ad aumentare: il saldo tra assunzioni e cessazioni è stato pari a circa 20.700 unità. La crescita si è intensificata per il tempo indeterminato, mentre è rimasta sostanzialmente in linea con l’anno precedente per i contratti a termine.Le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni e fondi di solidarietà sono diminuite di quasi un terzo. In termini di occupati equivalenti, l’incidenza degli ammortizzatori sociali sul totale dei lavoratori dipendenti è stata pari all’1,6%, contro l’1,7% dell’Italia. Il comparto metallurgico continua però a pesare per quasi il 40% del totale delle ore autorizzate.La disoccupazione è aumentata: il tasso ha raggiunto il 10,0%, contro il 6,1% dell’Italia. Tra i giovani tra 15 e 34 anni, i NEET sono il 22,8%, a fronte del 15,6% nazionale.Resta forte anche il divario di genere: il tasso di attività femminile, pur in aumento, si è fermato al 43,0%, circa 28 punti sotto quello maschile.

Redditi e consumi: potere d’acquisto e fragilità socialiNel 2025 è proseguita la crescita del reddito disponibile delle famiglie pugliesi. L’indicatore della Banca d’Italia è aumentato del 2,4% a valori correnti, come in Italia. Il reddito pro capite si attesta però a circa 18.000 euro, un valore inferiore di circa un quinto rispetto alla media nazionale.A prezzi costanti il reddito disponibile è cresciuto dello 0,8%. Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia, il potere d’acquisto risulta superiore dell’1,1%, contro il 2,5% dell’Italia.L’inflazione in Puglia è stata pari al 2,1% in media annua, superiore al dato nazionale dell’1,5% e in rafforzamento rispetto allo 0,8% del 2024. I consumi delle famiglie sono cresciuti dello 0,9% in termini reali, in linea con la media nazionale.

La spesa media delle famiglie pugliesi è inferiore di circa un terzo rispetto a quella italiana. Le famiglie più esposte nelle fasce basse della distribuzione della spesa sono quelle con minori, quelle più numerose e quelle in cui la persona di riferimento ha un basso livello di istruzione.Nel 2025 quasi 82.000 famiglie pugliesi hanno ricevuto l’Assegno di inclusione, per circa 200.000 individui, pari al 5,0% della popolazione residente.

Poco meno di 440.000 famiglie hanno continuato a percepire l’Assegno unico e universale, per un importo medio mensile di 287 euro per nucleo. La misura ha riguardato circa 700.000 figli, quasi tutti gli aventi diritto.

Credito in Puglia: prestiti, famiglie, imprese e costo del denaroNel 2025 il credito bancario a imprese e famiglie residenti in Puglia ha accelerato. A dicembre i prestiti al settore privato non finanziario sono cresciuti del 2,6% su base annua, contro lo 0,4% di fine 2024.I prestiti alle imprese sono tornati a crescere dopo circa due anni di contrazione, con un aumento dell’1,9% a dicembre, dopo il calo dell’1,9% registrato a dicembre 2024. La dinamica positiva ha riguardato solo le imprese di maggiore dimensione, con un incremento del 3,5%, mentre per le piccole aziende è proseguito il calo, pari al -2,9%.Sul piano settoriale, l’espansione del credito ha riguardato i servizi, mentre sono diminuiti i finanziamenti a costruzioni e manifattura. Il costo del credito alle imprese è sceso: nel quarto trimestre 2025 il tasso medio sui prestiti per l’operatività corrente era pari al 5,7%, dal 6,6% dell’ultimo trimestre 2024; il tasso sui nuovi finanziamenti per investimenti si è portato al 4,6%, dal 5,4%.

I prestiti alle famiglie consumatrici sono cresciuti del 3,5% a dicembre, rispetto al 2,6% di fine 2024. I debiti delle famiglie in rapporto al reddito disponibile erano pari a quasi il 52%, un valore lievemente superiore sia alla media nazionale sia a quella del Mezzogiorno.I mutui per l’acquisto di abitazioni sono aumentati del 4,1%. I nuovi mutui si sono attestati a circa 2,2 miliardi di euro, con una quota di erogazioni a tasso fisso pari al 94%. Il credito al consumo è cresciuto del 4,6%, pur rallentando rispetto al 5,0% dei dodici mesi precedenti.Il costo medio del credito al consumo è rimasto elevato: nel quarto trimestre 2025 era pari al 9,1%, con un divario positivo di 0,7 punti rispetto alla media nazionale.

La qualità del credito è rimasta complessivamente stabile. Il tasso di deterioramento si è collocato all’1,7%, in linea con fine 2024, sopra il dato nazionale dell’1,2% e lievemente sotto quello del Mezzogiorno, pari all’1,9%. Per le famiglie l’indicatore è sceso allo 0,8%, mentre per le imprese è salito al 2,7%.La raccolta bancaria è cresciuta: i depositi sono aumentati del 3,8%, dal 2,2% di fine 2024. Anche il valore dei titoli a custodia presso le banche è aumentato, dell’11,9%, dopo il 14,6% di fine 2024.

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