Alessandro Volpi
In silenzio alla guerra. Al vertice Nato di Ankara ha preso corpo un progetto che è stato discusso nell’organizzazione fin dal 2024.
Si tratta della cosiddetta Banca del Riarmo.
La Defence, Security and Resilience Bank (DSR Bank) ha compiuto infatti un passo decisivo, passando da proposta teorica a istituzione finanziaria in fase di lancio formale con la sottoscrizione della Dichiarazione Congiunta per l’istituzione della banca.
È stato confermato ufficialmente che il quartier generale sarà in Canada (Montreal e Toronto sono state le città protagoniste della fase negoziale), con due Hub Europei: guarda caso il Lussemburgo è stato designato come sede per le operazioni europee, mentre la Romania ospiterà l’ufficio regionale per il “Fianco Sud” a Bucarest.
Al momento, il gruppo dei “soci fondatori” è guidato dal Canada (sotto la spinta del tanto lodato Primo Ministro Mark Carney) e comprende 9 paesi: Canada, Albania, Belgio, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Romania, Turchia e Ucraina; quest’ultima sebbene non faccia parte della Nato.
Non ha aderito il Regno Unito perché ha già un altro grogetto di Banca del Riarmo, insieme all’Olanda (il Multilateral Defence Mechanism).
Le banche che stanno sostenendo tecnicamente il lancio della DSRB o che hanno aderito alla visione di finanziamento della difesa includono:
Royal Bank of Canada (RBC), J.P. Morgan, Scotiabank, Business Development Bank of Canada, Deutsche Bank, BNP Paribas, Banco Santander, Barclays, ING, Commerzbank e NatWest, PKO Bank Polski (Polonia) e Danske Bank
La Banca del Riarmo punta a ottenere il massimo rating di affidabilità per poter emettere i cosiddetti “Resilience Bonds” (obbligazioni per la difesa) a tassi bassissimi sul mercato globale con l’obiettivo di raccogliere e gestire fino a 100 miliardi di sterline (circa 134 miliardi di dollari) per finanziare l’acquisto di armi.
Di questo multilateralismo potremmo fare davvero a meno.
Gli attuali “gestori” del progetto sono Rob Murray, ex capo del settore Innovazione della NATO. È lui l’architetto principale del progetto, con l’idea di creare uno strumento che permetta ai privati di investire nella difesa con rischi ridotti, Stephen Kelly, con un passato di alto profilo nel governo britannico (Cabinet Office), insieme a ex generali della NATO, ex funzionari del Pentagono e veterani della finanza internazionale (come ex dirigenti di Goldman Sachs e Barclays).
Senza troppo clamore, ad Ankara, si è costruito un ulteriore pezzo della corsa al riarmo e alla raccolta del risparmio globale a favore di un’economia di guerra, alzando il livello dello scontro internazionale attraverso la normalizzazione istituzionale della finanza che guadagna sulla militarizzazione.
