Riportiamo il comunicato di Potere al Popolo di Napoli in merito ai fatti di ieri.
“Stamattina (ieri ndr) ci siamo svegliati con un post di Giorgia Meloni contro di noi, e con tutta la galassia editoriale e social di centrosinistra che, dopo la contestazione di ieri al comizio del Campo Largo a Napoli, ci dà dei “fascisti” e degli “squadristi”.
Ecco cosa è successo.Partiamo da un dato. A prescindere dalla nostra presenza in piazza, alla kermesse di ieri, alla presenza di tutti i leader nazionali del centrosinistra, avranno partecipato si e no 300 persone. Un flop clamoroso. D’altronde pensare che a Napoli, una città letteralmente devastata dalla Giunta Manfredi, in una regione governata da decenni con metodi clientelari dal Campo Largo, un comizio di piazza incontrasse un sentimento popolare favorevole, significa non avere alcun contatto con la realtà.Napoli è una città dove, proprio in questi giorni, 1.200 disoccupati che avrebbero dovuto iniziare un tirocinio dopo dieci anni di lotte sono stati lasciati a casa per l’incapacità dell’amministrazione comunale e del governo nazionale. Non è un caso che ad aprire la contestazione al palco siano stati proprio loro. Napoli è una città dove due anni fa è stata approvata la delibera sul salario minimo negli appalti e non è mai stata applicata. Una città dove il diritto alla casa viene sacrificato agli interessi di chi si arricchisce con i B&B, mentre l’amministrazione non fa nulla per regolamentare il turismo. Una città dove un intero quartiere è stato consegnato ai colossi dell’America’s Cup, rinunciando alla bonifica e al ripristino della linea di costa di Bagnoli. Dove chi ha inquinato non solo non paga, ma riceve appalti milionari. Una città dove si moltiplicano le zone rosse contro poveri e migranti, mentre si continua a sparare e morire per strada nell’indifferenza delle istituzioni. Una città dove le morti stradali sono aumentate del 23% in un solo anno, mentre a livello nazionale diminuiscono.
Questa è la vetrina del buon governo che il Campo Largo vorrebbe proporre al paese. Basterebbe questo dato per comprendere la contestazione di ieri, per fare autocritica. E invece Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Manfredi e Fico non rispondono nel merito. Preferiscono dare del fascista a chi li contesta, con buona pace di chi dice che ci hanno chiamati a intervenire sul palco come avevamo chiesto (una bufala bella e buona, come dimostrano i video in cui al massimo Conte afferma “ne parliamo di là”, cioè dietro i riflettori). Dimenticano le parole di Pertini, che il fascismo lo aveva conosciuto e combattuto davvero: “Libero fischio in libera piazza”. E cioè: la battaglia delle idee, le contestazioni, sono il sale della democrazia. E non a caso incassano la solidarietà di Meloni, con la quale sembrano condividere una concezione piuttosto singolare della democrazia, quella per cui il dissenso va criminalizzato. D’altronde loro, al contrario di quanto ha affermato Conte dal palco, i decreti sicurezza e i decreti Minniti contro i migranti e i poveri li hanno firmati eccome. Così l’antifascismo viene svuotato di senso, utilizzandolo come strumento elettorale per raccogliere consensi, per poi governare, in perfetta continuità con le destre, che siano quella di Draghi o quella di Meloni, ossia contro i lavoratori. Conte e Schlein hanno già chiarito che la patrimoniale non è una priorità. Nel campo largo trovano ampio spazio le posizioni pro riarmo e pro Nato e anche l’oscenità della Sinistra per Israele. E gente come Renzi, il padre di leggi come il Jobs Act. Pensare che sia la contestazione di Potere al popolo a “far vincere la destra” e non il fatto che il centrosinistra per ampi strati popolari non costituisca una reale alternativa a Meloni, vuol dire guardare il dito e non la luna. Infine: a chi dice che bisogna contestare la destra e non il centrosinistra rispondiamo con due osservazioni. La prima: se dovessimo elencare tutti i procedimenti giudiziari che abbiamo subito per le contestazioni a Fratelli d’Italia, Salvini e compagnia, non finiremmo più. Nelle piazze contro la destra, però, i partiti del Campo Largo non li abbiamo praticamente mai visti. La seconda: le contestazioni si fanno a chi governa. E a Napoli e in Campania governa il Campo Largo. Peraltro in piena sintonia con il governo Meloni, come dimostra il caso di Bagnoli o l’entusiasta accoglimento delle zone rosse.La domanda dunque è: come potete presentarvi come alternativa se sulle questioni decisive finite sempre per stare dalla stessa parte?In questo paese serve lavorare a una vera alternativa, con un progetto concreto e proiettato in avanti, che non faccia leva sulla paura, come fanno specularmente la destra e il centrosinistra, mai sui bisogni e le aspirazioni della maggioranza. Prima lo faremo, abbandonando il “menopeggismo”, prima cambieremo tutto.

