Mollicone ringrazia i giornali di Angelucci per aver dato risalto ai “risvolti torbidi” della vicenda Ranucci.

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Mollicone ringrazia i giornali di Angelucci per aver dato risalto ai “risvolti torbidi” della vicenda Ranucci.

Giancarlo Selmi

Mollicone ringrazia i giornali di Angelucci per aver dato risalto ai “risvolti torbidi” della vicenda Ranucci. E, in effetti, il torbido abbonda. Solo che, a guardare bene, sembra concentrarsi più negli articoli che nei fatti. In pochi giorni è uscita una quantità industriale di pezzi sull’orientamento sessuale di Ranucci: dopo aver attraversato quella giungla di parole mal assemblate, il lettore non sa più se debba considerarlo un predatore sessuale di donne o un omosessuale. Magari, frugando meglio fra quelle pagine, salterà fuori anche la pedofilia. A quel punto mancherebbero solo la stregoneria, i rettiliani e il furto delle merendine.

Forse, però, il “torbido” indicato da Mollicone riguarda l’auto coinvolta nell’attentato, descritta come non assicurata e dunque impossibilitata a circolare. Peccato che l’auto fosse perfettamente in regola e fosse priva soltanto della copertura furto e incendio. Un dettaglio minuscolo, certo: appena la differenza fra una notizia e una sciocchezza. Ma alla sciocchezza è stato dedicato un articolo lunghissimo, quindi dev’essere stata torbidissima.

Oppure il torbido sarebbe nell’accenno di Ranucci a un metodo ben noto: prima si demolisce la reputazione di una persona, poi la si colpisce. Qui, però, il mistero si dissolve subito. Non c’è nulla di torbido: c’è soltanto l’analfabetismo funzionale di chi ha commentato quella frase senza comprenderne il significato. Ma poi, dulcis in fundo, la dichiarazione che ha scaldato milioni di anime e di penne: “Per le notizie andrei a cena anche con Totò Riina, se fosse necessario”.

Torbidissima. Talmente torbida che qualunque giornalista degno di questo nome potrebbe sottoscriverla. Montanelli e Biagi per primi. Perché un giornalista cerca le notizie dove si trovano, non soltanto fra persone presentabili, tovaglie immacolate e commensali approvati dall’ufficio stampa. Il paragone con chi venne fotografata insieme a un bombarolo fascista e oggi presiede la Commissione Antimafia è pertinente più o meno quanto la Nutella in una dieta per diabetici o una carriola di burro in una cura dimagrante.

Ma gli pseudo-giornalisti di Angelucci, in questo caso, sono in buona compagnia: ne ha scritto anche Gaia Tortora, in un momento di sconforto per l’ala destroide de La7 e di gravissima inimicizia con la lingua italiana. Un “se Ranucci andrebbe a cena” che rivaluta l’italiano di Rita De Crescenzo. Insomma, a parte il litigio della Tortora con l’italiano e le conseguenti domande sulla sua tessera di giornalista, Mollicone vede “risvolti torbidi” ovunque. Forse perché, quando l’acqua viene agitata abbastanza da certi giornali, persino il fondo più limpido sembra fangoso.
Mollicone… Nomen omen. Responsabile “cultura” di FdI. Ahahahahahahahahah.

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