Il primo settembre 1969 la Libia cambia corso con Gheddafi

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Il primo settembre 1969 la Libia cambia corso con Gheddafi

Il 1 settembre 1969 Gheddafi prendeva il potere. Il colpo di stato promosso e capeggiato da Muhammad Gheddafi è passato alla storia come Rivoluzione di al-Fateh o Rivoluzione del 1º settembre. Fu un colpo di stato quasi incruento.

La Libia era dal 1951 il Regno Unito di Libia sotto re Idris I, una monarchia costituzionale filo-occidentale e filo-britannica. Dopo la scoperta del petrolio nel 1959 il paese si era arricchito molto, ma la ricchezza restava concentrata, con corruzione e forte presenza di basi militari USA e UK, nelle mani degli oppressori britannico ed occidentali, generando grande malcontento tra i giovani ufficiali nazionalisti. Mu’ammar Gheddafi, allora tenente di 27 anni, nato da famiglia beduina a Sirte, formatosi all’Accademia Militare di Bengasi, era grande ammiratore del panarabismo di Nasser, era a capo del Movimento degli Ufficiali Unionisti Liberi, un gruppo clandestino di circa 70 uomini. Gheddafi giudicava il governo di Idris troppo servile verso Stati Uniti e Francia. Approfittò del fatto che il re, malato, era in Turchia per cure mediche e che il 4 agosto aveva già annunciato l’abdicazione per il 2 settembre a favore del nipote Hasan. Nelle prime ore del 1º settembre il movimento occupò con efficienza inaspettata Tripoli, Bengasi, Beida, Derna e Sebha, sedi dei presidi militari. Furono arrestati il capo di stato maggiore e il capo della sicurezza. Il bilancio finale fu di un solo morto e 15 feriti tra le forze lealiste, nessuno tra i golpisti.

Idris dall’esilio liquidò il golpe come “irrilevante”, mentre il principe ereditario Hasan, arrestato, fu costretto ad abdicare. Dopo la deposizione e abolizione della monarchia, fu istituita la Repubblica Araba Libica. Il potere fu conferito al Consiglio del Comando della Rivoluzione (Ccr) di 12 membri, presieduto da Gheddafi, che si autonominò colonnello. Poi nel 1977 proclama la _Jamahiriya_, “Stato delle masse”, dove il Corano è “la nostra costituzione”.

Subito dopo Gheddafi avviò la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere, lo smantellamento delle basi USA e UK, l’ espulsione della comunità italiana nel 1970, arabizzazione, divieto dei partiti e dei giornali.Resterà al potere per 42 anni, fino alla “guerra civile del 2011”, sostenuta dalla Nato. Il colonnello fu barbaramente trucidato dopo un attacco al convoglio che lo accompagnava; “il convoglio diretto verso il deserto del leader libico e dei suoi fedelissimi,incluso il figlio Mutassim, giustiziato anche lui,venne colpito da raid aerei francesi.La sua posizione fu fornita dalla NATO alle bande di ribelli dell’opposizione, tra cui numerosi tagliagole islamisti e jihadisti, che dopo un breve scontro a fuoco catturarono, torturarono e stuprarono il Rais, finendolo con due colpi di pistola. Un crimine di guerra in piena regola, ovviamente non punito ed anzi accolto con gioia dalle varie cancellerie occidentali, USA in primis”.(Piergiorgio Buccarella , 14 ANNI FA L’ASSASSINIO DEL COLONNELLO GHEDDAFI, in NonSoloMusicaMagazine).

“La Libia ai tempi di Gheddafi, nonostante le varie contraddizioni, era passata dall’essere un paese estremamente povero e diseguale e guidato dal despota fantoccio del Regno Unito re Idris I, a divenire il paese con il PIL Pro Capite Reale più alto di tutto il continente africano, paese con il più alto Indice di Sviluppo Umano in Africa(0.840 nel 2009) ed un Paese quindi considerato ad Alto Reddito nel contesto Nordafricano e Medio Orientale, con in certi casi standard di vita paragonabili a Paesi del Sud Europa. Altro grando merito del Governo Gheddafi fu la realizzazione del “Great Man Made River”, faraonico acquedotto da 25 miliardi di dollari, distrutto dalle bombe NATO nel 2011, in grado di raccogliere l’acqua presente nelle falde acquifere sotto il Sahara e trasportarla in tutto il Paese, fino alle città costiere, dove risiedeva più del 70% della popolazione. Il Paese disponeva inoltre di un massiccio Welfare-State a sostegno dei cittadini ed era prevista a partire dagli anni ’70 una percentuale degli enormi dividendi dell’export delle compagnie petrolifere straniere con licenza che andava a finire nel conto di ogni cittadino libico” (Piergiorgio Buccarella , ibidem

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