Da Don Chisciotte – Nel marzo del 2022, a Istanbul, Russia e Ucraina stavano davvero negoziando.
Non esisteva una pace già confezionata da firmare — questo sarebbe falso raccontarlo — ma esisteva qualcosa che oggi molti sembrano aver dimenticato: una finestra diplomatica concreta.
Kiev mise sul tavolo la neutralità in cambio di garanzie internazionali di sicurezza.
Mosca accettò di lavorare su quel quadro.
Restavano nodi enormi: garanzie, territori, dimensioni delle forze armate, fiducia reciproca.
Ma si trattava.
Poi la guerra continuò.
E poche settimane dopo, il 25 aprile 2022, il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin pronunciò una frase piuttosto chiara:
gli Stati Uniti volevano vedere la Russia “indebolita” fino al punto da non poter più fare ciò che aveva fatto in Ucraina.
Non “divisa”.
Indebolita.
Questo è agli atti.
Adesso saltiamo al settembre 2026.
Il Financial Times riferisce che i tre principali impianti siderurgici ancora operativi dell’Ucraina — quelli che insieme producevano circa il 90% dell’acciaio del Paese — sono fermi dopo gli attacchi russi.
Zaporizhstal.
Kamet Steel.
ArcelorMittal Kryvyi Rih.
Uno dei dirigenti di Metinvest è arrivato a dire al FT:
«Ad oggi l’Ucraina non ha più un’industria siderurgica».
Non significa che sia scomparsa per sempre. Significa che oggi il cuore produttivo del settore è fermo.
E non finisce lì.
Gli attacchi contro porti e infrastrutture logistiche hanno contribuito a far crollare le esportazioni agricole ucraine di circa il 60% rispetto all’anno precedente.
Le stime citate dalla stampa parlano inoltre di circa 1,5 miliardi di dollari di entrate fiscali potenzialmente perdute per gli attacchi contro imprese e logistica.
Quattro anni di guerra dopo, questa è una parte del bilancio economico.
E qui la domanda su Istanbul diventa inevitabile.
Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se quei negoziati fossero arrivati a un accordo.
Forse sarebbe fallito.
Forse Mosca non lo avrebbe rispettato.
Forse le garanzie occidentali non sarebbero state sufficienti.
La storia non concede esperimenti alternativi.
Ma una cosa possiamo dirla:
quella trattativa esisteva.
E mentre oggi si cerca disperatamente una formula per fermare una guerra molto più sanguinosa, costosa e distruttiva, fingere che nella primavera del 2022 non ci fosse alcuno spazio diplomatico significa cancellare un pezzo della storia.
Il problema è che i documenti hanno una pessima abitudine: restano.
Fonti: Financial Times, 20 settembre 2026; Reuters, giugno-agosto-settembre 2026; Foreign Affairs, Samuel Charap e Sergey Radchenko, aprile 2024; Presidenza dell’Ucraina, 29 marzo 2022; Washington Post, 25 aprile 2022.
