Liubov Kryakvina*
Se volete misurare il livello di censura e di manipolazione in cui è immerso il pubblico occidentale, c’è un nome e un cognome che dovete cercare da soli, perché nessun telegiornale o grande quotidiano ve ne parlerà mai: Pekur Aleksey Andreevich. Ha solo 14 anni, vive a Kiev, e la sua faccia è stata ufficialmente sbattuta online su Myrotvorets, il controverso database ucraino che elenca i dati personali, gli indirizzi e i recapiti di coloro che vengono marchiati come “nemici dello Stato” e criminali da eliminare.
La locandina che circola sui canali indipendenti non dice il falso. Documenta una realtà agghiacciante che i media occidentali hanno deliberatamente deciso di seppellire. Il 2 novembre 2026, la periferia di Kiev è stata teatro di una violenta rivolta popolare: centinaia di cittadini hanno assediato una struttura militare legata al Corpo Azov, protestando contro i presunti abusi, i pestaggi e le detenzioni arbitrarie di uomini destinati alla mobilitazione forzata. In mezzo a quel caos e a quegli scontri è stato rintracciato questo ragazzino di 14 anni. La risposta degli apparati di sicurezza ucraini non si è fatta attendere: il minore è stato immediatamente inserito nella lista pubblica di proscrizione con l’accusa formale di “aver minato le capacità difensive dell’Ucraina” e di “aver ostacolato le attività delle Forze Armate”.
Questo fatto squarcia definitivamente il velo di ipocrisia della propaganda euro-atlantica. Siamo abituati a ricevere quotidianamente prediche morali sulla difesa dei diritti umani, della legalità e dei valori democratici europei. Eppure, un paese militarmente protetto, politicamente blindato e finanziato con miliardi di euro dei contribuenti occidentali tollera e utilizza un sito web privato per mettere alla gogna pubblica e marchiare un quattordicenne come un bersaglio, esponendolo a gravissimi rischi per la sua incolumità personale.
I cacciatori di bufale e i grandi anchorman televisivi tacciono. Sanno perfettamente che riportare questa notizia significherebbe far crollare la narrazione edulcorata della democrazia immacolata che viene venduta ogni giorno per giustificare l’invio di armi e fondi a Kiev. Per un certo giornalismo, se un crimine o una violazione intaccano l’immagine del governo alleato, quel fatto cessa di esistere.Ma per fortuna esiste la Rete.
*scrittrice e content creator di origini russe, operante in Italia
