In questi giorni, attorno a Palestina Libera Tuttə, l’iniziativa in programma a Leverano fino al 19 luglio, circolano molti commenti.
Alcuni provano a spostare il discorso dal merito alla polemica. Altri trasformano una questione politica, storica e umana in una provocazione da social.Non tutto merita lo stesso spazio.Non tutto aiuta davvero a capire.
C’è però una domanda su cui vale la pena fermarsi:“Perché una persona dovrebbe occuparsi della Palestina?”Nel caso di Francesca Albanese, intervenuta il 13 ed il 14 intervistata da Marianna Lentini, la risposta è semplice: perché parliamo della Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. Il suo mandato è osservare, documentare, denunciare le violazioni dei diritti umani.
Ma la questione più profonda è un’altra: perché non dovremmo occuparci della Palestina?Che società sarebbe quella in cui ognuno guarda solo il proprio cortile, mentre nel mondo si consumano guerre, occupazioni, massacri e violazioni sistematiche dei diritti umani?La Palestina non è un tema lontano.Ci riguarda perché riguarda il diritto internazionale, il ruolo delle istituzioni, il silenzio dei governi, le responsabilità politiche ed economiche. Ci riguarda perché anche l’Italia, l’Europa e l’Occidente intrattengono rapporti, fanno affari, stringono accordi, vendono armi.
È anche per questo che nasce Palestina Libera Tuttə.Un festival fatto di cultura, arte, musica, fotografia, libri, poesia e incontro pubblico. Per prendere posizione, creare consapevolezza, rompere il silenzio.Occuparsi della Palestina significa ricordare una cosa semplice: l’umanità non finisce davanti al cancello di casa propria.Voltarsi dall’altra parte è già una scelta.E non è mai una scelta neutrale.
Vittorio Arrigoni lo diceva con due parole semplici:Restiamo Umani
📍 Leverano📅 12–19 luglio 2026 Palestina Libera Tuttə — Libertà e diritti al tempo del genocidio.


