Luciano Graziuso
360 voti contrari, 175 a favore, 18 astenuti, con ben 167 eurodeputati rimasti fuori dall’aula senza votare: è stato questo l’esito della mozione di sfiducia nei confronti di Ursula Von der Leyen presentata dal rumeno Gheorge Piperea; quest’ultimo l’aveva portata avanti a causa del comportamento molto sospetto e poco limpido della presidente della Commissione UE, che nel 2021 negoziò direttamente con l’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla (scambiando con lui addirittura degli sms privati) la fornitura di circa 1,8 miliardi di dosi di vaccino anti-Covid. A tale proposito va precisato anche che il marito Heiko von der Leyen, medico e docente universitario, è importante dirigente medico della Orgenesis, azienda che collabora proprio con Pfizer.
Oltre ad un evidente vizio procedurale di base, dovuto al fatto che la Von der Leyen scavalcò completamente il Parlamento europeo nel prendere una decisione di tale importanza, vi sono anche numerosi punti oscuri per ciò che riguarda il contenuto dei messaggi: nonostante una sentenza del Tribunale dell’UE imponga alla presidente di renderli pubblici, infatti, tali sms non sono ancora stati svelati, alimentando dunque un più che ragionevole sospetto che sia stato compiuto qualche illecito.
Una piccola curiosità, prima di passare all’analisi del voto: la Von der Leyen qualche giorno fa, in occasione del discorso tenuto per difendersi dalla mozione presentata da Piperea, non aveva minimamente fatto riferimento al motivo per cui avrebbe potuto essere sfiduciata, ovvero la sospetta corruzione nella gestione della fornitura dei vaccini (molto probabilmente perché sull’argomento aveva ben poco da dire, nda), ma si era scagliata direttamente contro i suoi avversari, accusandoli di essere “amici di Putin”, cosa ovviamente non vera, con lo scopo di gettare fumo negli occhi dei parlamentari e dell’opinione pubblica e di spostare l’attenzione dalla ragione reale della mozione.
L’ANALISI DEL VOTO
Benché sia salva, la Von der Leyen non può certo fare salti di gioia: l’esito positivo della mozione di sfiducia era praticamente impossibile (sarebbero serviti addirittura i 2/3 più 1 dei votanti, e non la metà più uno come una vera democrazia prevederebbe…), ma la presidente ha comunque assistito ad un crollo dei consensi. E’ scesa infatti dai 401 voti ottenuti nel luglio dello scorso anno ai 360 di ieri, numero che non le permetterebbe nemmeno di insediarsi come presidente di Commissione. Oltre al già citato “Pfitzergate”, i parlamentari europei non hanno gradito soprattutto le sue pesanti politiche di riarmo, per di più messe in atto scavalcandoli, e lo smantellamento del Green Deal.
Per quanto riguarda l’analisi del voto “italiano”, non si può non notare la perseveranza e la determinazione con cui il PD continua a farsi male da solo: nonostante sia ormai lampante il fatto che sempre più cittadini siano contrari alle politiche adottate dall’UE e quindi dalla Von der Leyen, il partito della Schlein si è espresso contro la mozione di sfiducia, risultando di fatto il più vicino alla presidente tedesca; stessa scelta ha fatto Forza Italia. I 5 Stelle hanno espresso invece parere favorevole, insieme alla Lega (anche se, in questo caso, sembra che un membro si sia fatto sfuggire di aver votato sì per non perdere altri elettori; vero o no che sia, il partito di Salvini si è rivelato essere decisamente più furbo del PD). La figura peggiore, come spesso accade, l’hanno fatta la Meloni e FDI, che non hanno proprio partecipato al voto. Una scelta vile, che ci dimostra ancora una volta la vera posizione della nostra premier, ovvero contro l’Italia e gli italiani, nonostante si autoproclami “sovranista”; la decisione di non esprimersi proprio è stata infatti presa palesemente per gettare fumo negli occhi delle persone che ancora non hanno capito da che parte sta realmente il suo partito. Le belle parole che la leader di FDI non si stanca mai di pronunciare in ogni occasione (“Serve un’Europa diversa… l’UE ha limitato la libertà” … “Bisogna cercare la pace”… “Urgente arrivare alla tregua a Gaza” ecc) si scontrano inevitabilmente coi fatti: mancata sfiducia alla Von der Leyen, sì agli 800 miliardi da investire in armi ed al raggiungimento del 5% del P.I.L. per spese militari, strumenti di guerra inviati incessantemente al criminale di guerra Netanyahu. La realtà è che la Meloni rappresenta sempre più l’esatto opposto del sovranismo: si reca a Bruxelles per prendere ordini da UE e NATO, va a Washington per ricevere direttive da Trump, piega completamente il capo al cospetto di Netanyahu, il tutto sempre a discapito degli interessi dell’Italia e del suo popolo; eppure una volta, quando era all’opposizione, chiedeva di revocare le sanzioni alla Russia, si opponeva all’ingresso dell’Ucraina nell’UE e tuonava contro Israele in nome dei diritti e dei valori.
L’ultimo “regalo” agli italiani è stato fatto proprio ieri, con l’impegno di destinare 10 miliardi di euro per la ricostruzione dell’Ucraina, a guerra non ancora finita, mentre L’Aquila aspetta ancora di essere ricostruita dopo il terremoto del 2009!

