Da l’Espresso online – Non si ferma la violenza dei coloni in Cisgiordania. Nella notte sono state vandalizzate e poi incendiate due moschee nel villaggio palestinese di Jaljilya e di Mazra’a al-Nubani, nei pressi di Ramallah. Non sono stati segnalati feriti ma nei video diffusi dalle testate locali si vede del fumo uscire dall’ingresso degli edifici e le facciate annerite dalle fiamme. Sui muri sono state inoltre lasciate diverse scritte in ebraico: “Ragazzi, svegliatevi”, “Vendetta”, “Notte delle moschee” e “Saluti del detenuto”.
Le scritte rinvenute sul posto richiamano il linguaggio utilizzato in passato negli attacchi attribuiti agli ambienti più radicali del movimento dei coloni, che spesso accompagnano incendi e atti vandalici con slogan di rappresaglia o messaggi di sostegno ad attivisti arrestati. L’episodio arriva inoltre a pochi mesi da altri attacchi contro luoghi di culto palestinesi nella Cisgiordania occupata, tra cui il danneggiamento di una moschea nel villaggio di Tell, vicino Nablus. Il 13 maggio, poi, un palestinese di 16 anni è stato ucciso in un attacco coordinato tra milizie di coloni e soldati israeliani vicino al villaggio di Jiljilya, durante il quale sono stati rubati anche centinaia di capi di bestiame e trattori agli agricoltori palestinesi.
L’incendio alla moschea di Jaljilya è solo l’ultimo episodio di una lunga scia di attacchi perpetrati dai coloni ai danni di civili palestinesi nei Territori occupati e che dal 2022 ha registrato un’impennata, con il 2025 che, secondo l’Onu, è stato l’anno record per numero di violenze. Lo scorso anno sono stati infatti uccisi almeno sette palestinesi direttamente da coloni, contro i tre dell’anno precedente: un aumento del 133%. I feriti sono passati da 362 a 832, con una crescita del 130%. In totale, tra gennaio 2023 e dicembre 2025, almeno 26 palestinesi sono stati uccisi e 1.570 feriti in attacchi attribuiti ai coloni. Se si allarga lo sguardo fino al 2008, la conta si allunga: 61 morti e 3.778 feriti, tra cui centinaia di minori e donne.

