Luciano Graziuso
Quando fanno il loro dovere, come ad esempio soccorrere cittadini e arrestare mafiosi e delinquenti (a volte anche a rischio della vita), gli agenti vanno ampiamente e meritatamente elogiati. Bisognerebbe però rimanere obiettivi e, come accade per tutti gli altri lavori, mettere in discussione il loro operato o quantomeno farsi due domande quando alcuni si fanno “prendere troppo la mano”, ad esempio abusando del proprio potere o, peggio ancora, mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone che proprio essi dovrebbero tutelare. Si deve stare molto attenti, insomma, a non cadere nel mantra “sempre con le forze dell’ordine”, sbandierato dal nostro governo per convincere l’opinione pubblica che la repressione del dissenso è giusta (anche se quest’ultimo è assolutamente ammesso dalla Costituzione…) e ribadito dalla grande maggioranza del sistema informativo, sempre più ridotto a semplice megafono del potere.
I FATTI DI TORINO: MACCHINA IN PIAZZA TRA I MANIFESTANTI E ALTRE CONDOTTE DISCUTIBILI DELLA POLIZIA
Sabato scorso in Piazza Castello a Torino, durante una protesta contro il riarmo e il carovita, una macchina appartenente alla Digos ha rischiato di fare una vera e propria strage sfrecciando tra i manifestanti. Basta ascoltare alcune delle testimonianze per capire che si è sfiorata la tragedia: “Se avessi chiuso 5 secondi dopo la telefonata, oggi non avrei riabbracciato mia madre” ha affermato un manifestante; “Ho visto distintamente che ha investito un signore, spero non si sia fatto troppo male” ha invece dichiarato una ragazza (dai video a disposizione si può vedere che la macchina aveva entrambi gli specchietti rotti, quindi con estrema probabilità aveva effettivamente colpito qualcuno, nda). Particolarmente allarmanti sono le parole di un altro dei presenti: “Urlavamo tutti quanti alla polizia di fermare la macchina, ma incredibilmente l’hanno fatta proseguire come se niente fosse, addirittura scortandola!”. Sembrano esserci quindi tutti i presupposti almeno per la configurazione del reato di tentato omicidio, se non proprio del delitto di strage ex art. 422 c.p. ; infatti in un video un cittadino tenta di allarmare un funzionario della Digos, che però lo ignora completamente.
Fonti della Questura hanno giustificato quanto accaduto affermando semplicemente che il conducente si era intrappolato da solo per capire il percorso del corteo; francamente, ci sembra la classica toppa che si rivela peggiore del buco. Si tratta di un episodio gravissimo, che non ha causato morti solo per puro miracolo: non va assolutamente liquidato con due righe di commento, merita bensì un’indagine molto approfondita. Per fortuna la pensa come noi anche Marco Grimaldi, deputato alla Camera e membro di AVS, che ha infatti depositato un’interrogazione parlamentare. In un post su FB il politico scrive che “Non è accettabile che in una piazza chiusa dalla polizia si facciano scorribande in auto … che unauto sbatta a terra la gente e la si scorti altrove” ; Grimaldi fa inoltre giustamente notare l’assurdo ridimensionamento della vicenda, affermando che se al volante ci fosse stato un 19enne si sarebbe parlato di terrorismo e si chiede, infine, “chi ha autorizzato l’ingresso dell’auto, chi la guidava e perché nessuno è intervenuto per proteggere i manifestanti”, auspicando anche le scuse della Questura di Torino e del ministro Piantedosi. Urge al più presto una risposta da parte delle istituzioni, se non altro per dissipare i diffusi e legittimi dubbi sul comportamento delle forze dell’ordine. Sicuramente è stato un episodio inspiegabile e sconcertante, basta fare un giro sui social per leggere post e commenti pesanti nei confronti della polizia e del governo: secondo la maggior parte di questi, infatti, si è cercato di causare volontariamente una tragedia, con lo scopo di spaventare i manifestanti in vista di future proteste o, peggio ancora, di scaricare le colpe dell’accaduto su di loro per creare il pretesto per una repressione ancora più feroce.
Ma l’episodio della macchina “impazzita” non è stato l’unico a gettare ombre sull’operato della polizia: sempre a Torino, infatti, vari video pubblicati online testimoniano come la polizia in diverse circostanze abbia effettivamente fatto mostra di una violenza esagerata nella gestione dell’ordine pubblico: semplici passanti invitano gli agenti a non usare quei metodi molto bruschi con i ragazzi e qualcuno ricorda ai “servi dello Stato” che è “un loro diritto manifestare”; un medico che si era offerto di prestare soccorso ad alcuni giovani viene colpito alla testa con una manganellata…; un’autoambulanza viene respinta con gli idranti… Purtroppo molti di questi video sono stati subito “eliminati” dal web, vittime di una censura che si accanisce sugli episodi “compromettenti” in nome di una giusta quanto partigiana “condanna della violenza”, che chissà perché è pericolosa solo quando testimonia gli “errori” del potere e non quando diffonde immagini di rapine e omicidi efferati a go-go…( Youtube e Facebook, per esempio). Il risultato di ciò è stata la sparizione da internet in men che non si dica di alcuni dei video sulla manifestazione di Torino, un tam-tam teso a salvarli prima che sparissero che ha percorso frenetico la rete e una resa scorretta degli avvenimenti, orchestrata in modo subdolo dai media asserviti al mainstream. Torino la città dove la repressione ha colpito di più e peggio e diseducato, oltreché avvilito, i giovani, cioè il nostro futuro.
Anche a Bologna, però, sono accaduti dei fatti molto incresciosi: in un video di “Repubblica” si vede distintamente un poliziotto che dà una manganellata gratuita ad un ragazzo con le mani alzate, isolato e lontano dagli altri manifestanti… in un’altra zona della città alcuni uomini e donne si sono frapposti a difesa dei giovani, per evitare che gli agenti li colpissero… infine, uno studente ha affermato di essere stato “colpito col manganello alla testa ed alla mano dagli agenti” perché li stava filmando mentre picchiavano un altro ragazzo.
In generale, molti manifestanti hanno notato che le forze dell’ordine mettono in atto da almeno un paio d’anni delle politiche e dei modi di fare sempre più funzionali a far crescere la tensione invece che a calmare gli animi. Oltre ad un uso sempre più spropositato e spesso immotivato dei manganelli, si lamenta infatti anche un eccessivo utilizzo degli idranti. Fa riflettere inoltre la dichiarazione rilasciata qualche tempo fa da un lavoratore sceso in piazza a Roma: “La situazione rispetto al passato si è completamente capovolta: prima i poliziotti consentivano di fare i cortei senza problemi ed anzi a volte lasciavano percorrere un breve tratto in più; da qualche anno invece, dopo aver concesso tutte le autorizzazioni nei giorni precedenti, sempre più spesso la Questura limita il percorso all’ultimo momento, quando i manifestanti si sono già riuniti, o addirittura comunica come se niente fosse che il corteo è annullato e che si può fare al massimo un sit-in. A me, come a molti di noi, queste sembrano a tutti gli effetti delle manovre volte a provocare ed a favorire lo scontro”. Infine, cosa ancora più pericolosa, molti giovani affermano che è diventata ormai una “prassi” il lancio dei lacrimogeni ad altezza d’uomo invece che verso l’alto, modus operandi che mette enormemente a rischio l’incolumità e la vita dei manifestanti.
Contrasta con tutto ciò il comportamento di alcuni poliziotti a Napoli i quali, rendendosi conto della condizione disperata dei cittadini che avevano aderito alla protesta, hanno compiuto un bellissimo gesto distensivo, togliendosi i caschi e marciando per un tratto insieme ai manifestanti. Vorremmo vedere sempre più spesso scene di questo tipo, e d’altronde è così che dovrebbe essere: le forze dell’ordine dovrebbero essere sempre dalla parte del popolo, considerando anche il fatto che il loro stipendio è pagato principalmente dalle tasse dei contribuenti. Se ciò non è possibile, ci auguriamo almeno che non picchino brutalmente i manifestanti e soprattutto che non mettano in pericolo la loro vita, come appunto avvenuto nell’episodio della macchina di Torino.
