Il presente lavoro è finalizzato al confronto di due ordinamenti costituzionali legati da alcuni elementi strutturali comuni, ma relativi a due nazioni e stati per molti aspetti distanti: sul piano geografico, per la grandezza territoriale: sub continente la Cina, isola Cuba; per l’evoluzione delle civiltà: prevalente continuità da circa 2500 anni per la prima, sul piano istituzionale ed economico (millenaria chiusura ai rapporti esterni) , discontinua nella seconda per l’invasione coloniale, la sua plurisecolare durata e la modificazione etnico-sociale e culturale con la deportazione di centinaia di migliaia di schiavi africani, infine con il passaggio da una agricoltura di sussistenza a quella monocultura di esportazione.
Tuttavia i due processi rivoluzionari, che ne hanno ripetutamente caratterizzato la storia del XX secolo (indipendenza per Cuba e nascita della Repubblica in Cina tra fine XIX e primi del XX sec), soprattutto quelli del secondo dopoguerra, orientati e istituzionalmente istradati dalla cultura socialista e dal riferimento politico all’Unione Sovietica, hanno favorito la creazione di due scenari istituzionali per alcuni aspetti similari. Oltre a questi è centrale il comune modello economico di nazionalizzazione e statalizzazione dell’economia (che ha un ruolo centrale nell’ideologia politica comunista): negli ultimi decenni in entrambi gli stati ha conosciuto una evoluzione, sia pure differente, in direzione di economia sociale di mercato, quindi con l’apertura verso quella privata. Ciò nonostante la leadership è accentrata in entrambi nel Partito comunista, che esclude di fatto il multipartitismo. Due regimi comunisti sul piano ideologico e istituzionale, post-comunisti su quello dell’evoluzione sociale e soprattutto economica.
Conclusioni
Si può sicuramente affermare che le due repubbliche socialiste, cinese e cubana, hanno attraversato, fin dalla loro istituzione, un percorso che le ha portate da un governo orientato esclusivamente su basi ideologiche rivoluzionarie a una razionalizzazione giuridica dell’intero ordinamento statale, recependo le costanti trasformazioni derivanti dall’economia globalizzata e anche, gradualmente, il principio di legalità; e per aver fatto propri i principi fondamentali degli organismi sovranazionali. In questo processo di modernizzazione hanno giocato un ruolo fondamentale diversi fattori sociali e internazionali, a cominciare dalla necessità di incrementare le relazioni con gli altri stati e di essere accettati dalla comunità internazionale. Ciò ha favorito lo sviluppo della produttività interna, così come l’apertura all’iniziativa economica privata, in funzione di componente principale dell’economia (Cina) o di supporto a questa (Cuba). Non bisogna trascurare, inoltre, il ruolo svolto, nel processo di modernizzazione, dalle diverse fasi di ribellione popolare che hanno caratterizzato la storia delle due repubbliche, represse prontamente dalle autorità, ma che hanno comportato comunque una presa di coscienza da parte del potere sull’esigenza di andare incontro ai bisogni della generalità del popolo.
La Cina ha aderito all’Organizzazione Mondiale del Commercio e poi, su spinta e pressione della comunità internazionale, ha ratificato diverse convenzioni internazionali, in particolare in materia di diritti umani, che vengono riconosciuti e garantiti formalmente dalla Costituzione, nonostante le numerose limitazioni nei fatti. La superpotenza asiatica ha dimostrato la volontà di accogliere e affrontare, assieme agli altri paesi, le grandi sfide dell’epoca moderna, rappresentate soprattutto dalla lotta al cambiamento climatico e dalla cooperazione strategica globale. Sul primo fronte il paese ha raggiunto diversi obiettivi negli ultimi anni e ha coinvolto la cittadinanza attiva nella comune battaglia, tramite la possibilità per i cittadini di avanzare proposte di decisioni e di confrontarsi in incontri pubblici con scienziati e con le istituzioni; sul secondo fronte la Nuova Via della Seta ha rappresentato un progetto globale, che ha permesso di allacciare relazioni commerciali con i paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e Medio Oriente, in modo tale da sostenere attivamente l’economia di questi stati; nello stesso tempo ha incrementato sempre di più la partnership economico-commerciale con le altre potenze orientali e alcune occidentali. Cuba, differentemente, ha mantenuto il protezionismo economico alla base dell’ideologia socialista, eccezion fatta per i suoi prodotti unici, come il tabacco, la canna da zucchero e i frutti tropicali, che hanno da sempre caratterizzato l’isola quale economia di esportazione. Alla luce di ciò e anche a causa dell’embargo USA, Cuba non ha sottoscritto alcun grande accordo commerciale internazionale. Tuttavia ha dimostrato un’apertura maggiore in tema di diritti umani, non soltanto formalmente ma anche nei fatti, tanto che sull’isola attualmente vige un’ampia libertà di culto, nonostante i controlli statali, e le varie innovazioni sui diritti civili, di derivazione euro-atlantica, hanno trovato la loro piena affermazione con il nuovo Codice familiare del 2022.
Due socialismi contigui tra di loro, pur con le specifiche differenze, che dimostrano come un’idea centrale di primato della collettività abbia permesso di conseguire risultati di rilevanza mondiale: il primato tecnologico e la competizione economica a pari livello con gli Stati Uniti, per la Cina; lo sviluppo dei diritti sociali, soprattutto nel settore sanitario e dell’istruzione, a Cuba. Entrambi rappresentano due modelli politici alternativi a quello capitalistico occidentale, intesi a realizzare (pur con numerose contraddizioni e criticità), nel rispetto e nella promozione della propria cultura, la creazione di una società nuova e più giusta, disponibile al confronto e al reciproco arricchimento, umano e materiale, con gli altri attori internazionali.