FREAK TI VOGLIO BENE

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FREAK TI VOGLIO BENE

Alfredo Facchini

C’è stato un tempo in cui in Italia l’intelligenza doveva travestirsi da idiozia per poter dire la verità. In mezzo ai cortei, alle radio libere, ai muri scritti in fretta prima dell’alba, comparve un uomo con lo sguardo storto e la voce che sembrava inciampare sulle parole.Si faceva chiamare Freak. All’anagrafe Freak Antoni, ma l’anagrafe è un posto ordinato, e lui nell’ordine non ci ha mai abitato.

Quando fonda gli Skiantos nel 1977, la città vibra di politica e di chitarre rabbiose. Il Movimento pretende serietà, il cantautorato pretende coscienza, il punk pretende rottura.Lui pretende una pentola d’acqua salata su un palco. E basta. Al Bologna Rock Festival, mentre tutti aspettano l’assalto sonoro, gli Skiantos si mettono a cucinare spaghetti. È un gesto che divide e insieme inchioda: non è fuga, è sabotaggio del rito. È l’arte che si rifiuta di stare composta, che si siede per terra e ti guarda dal basso.

Il loro primo disco, Inascoltable, esce come un oggetto difettoso lasciato apposta sul banco. Registrato male, suonato peggio, pensato benissimo. Un atto di guerra contro il buon gusto nazionale, contro l’idea che l’intelligenza debba avere sempre la cravatta stirata.

«Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti», diceva. E nel dirlo rideva, ma senza allegria.Freak Antoni è stato un dadaista con l’accento emiliano, un sabotatore lirico, un poeta che frugava nell’immondizia del quotidiano e ne tirava fuori aforismi taglienti come vetri rotti. Amico di Andrea Pazienza, compagno di eccessi e visioni, attraversa trentacinque anni di “grandi insuccessi” come fossero medaglie appuntate al contrario.Quattordici album, mille palchi, altre identità – Astro Vitelli, Beppe Starnazza – indossate come maschere di carnevale fuori stagione. Non cercava l’applauso. Cercava il corto circuito. Diceva che, una volta toccato il fondo, lui cominciava a scavare. E in quel gesto ostinato sta la sua eccezionalità: aver trasformato il demenziale in un’arma critica, la stonatura in metodo, la risata in una forma di resistenza.Quando se ne va, il 12 febbraio 2014, non lascia un vuoto. Lascia una nota storta che ancora rimbalza.

Come una battuta che non finisce mai di cadere.

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