Il banchiere di Dio sotto il ponte dei Frati Neri

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(articolo realizzato con il contributo dell’IA)

Oggi ricorre il 44° anniversario della morte di Calvi. Il18 giugno 1982 veniva trovato il cadavere di Roberto Calvi a Londra. Un caso ancora irrisolto, specchio di un’Italia sommersa.

Roberto Calvi venne trovato morto in pieno centro a Londra, impiccato sotto il Blackfriars Bridge — il ponte dei Frati Neri sul Tamigi — il 18 giugno 1982. Aveva alcune pietre nelle tasche, 7.500 sterline, le mani legate dietro la schiena. Un’immagine che da sola sintetizza uno degli enigmi più oscuri della storia repubblicana italiana.

Calvi era stato dal 1975 al 1982 presidente del Banco Ambrosiano, una delle principali banche private cattoliche, al centro di una bancarotta considerata uno dei più gravi scandali finanziari italiani, che coinvolse la criminalità organizzata, la loggia massonica P2 e il Vaticano. Era soprannominato il “banchiere di Dio” per i suoi stretti legami con l’Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, maggiore azionista dell’Ambrosiano.

Nei giorni che precedono la sua morte, Calvi appare come un uomo disperato. Sa di essere un bersaglio. Sa troppo. L’11 giugno 1982 fugge dall’Italia usando un passaporto falso, aiutato da ambienti legati alla massoneria e ai servizi segreti, arrivando a Londra passando da Zurigo e Venezia. Il giorno prima del ritrovamento del corpo, si era uccisa gettandosi dal quarto piano della sede del Banco Ambrosiano la sua segretaria, Teresa Graziella Corrocher.Una prima sentenza parlò frettolosamente di suicidio, ma venne poi chiaramente indicata come un omicidio i cui autori restano ancora ignoti. Di certo appare difficile che il sessantenne Calvi, nella sua grisaglia da banchiere e zavorrato da sassi e mattoni, abbia potuto raggiungere da solo quell’angolo sotto al ponte.La moglie Clara Canetti si oppose fermamente alla tesi del suicidio, rilasciando centinaia di pagine di verbali che permisero di richiedere un nuovo esame autoptico a Milano.

Nel 2002, grazie a una nuova perizia, fu riaperta l’indagine con la qualifica di omicidio volontario. Nel 2005 vennero rinviati a giudizio vari soggetti legati alla mafia siciliana e alla massoneria, tra cui Licio Gelli, capo della loggia P2, e Flavio Carboni, faccendiere vicino agli ambienti vaticani e bancari. Nel 2007, però, tutti gli imputati furono assolti per insufficienza di prove.Secondo alcune ricostruzioni, la loggia P2 avrebbe temuto che Calvi parlasse delle operazioni riservate a cui aveva preso parte; il Vaticano, che potesse rivelare il ruolo dello IOR nel riciclaggio di denaro; la mafia, che aveva affidato a Calvi ingenti somme per essere ripulite, temeva di perdere tutto.

A quarantaquattro anni di distanza, nessuno ha pagato per la morte di Roberto Calvi. Il suo caso rimane aperto — non solo nei fascicoli giudiziari, ma come simbolo di un sistema di potere opaco che attraversava trasversalmente finanza, politica, chiesa e criminalità organizzata. Un sistema che, volendo, sapeva far sparire le persone scomode. Anche in bella vista, sotto un ponte, in mezzo a Londra.

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