Alessandro Volpi
Il governo Meloni è impegnato in una capillare opera di cancellazione del principio della progressività fiscale, moltiplicando i regimi sostitutivi dell’Irpef.In pratica non tutti sono uguali di fronte alle imposte e chi è ricco paga sempre meno.
Le ipotesi di Mini Irpef rivolta ai lavoratori under 30, la cedolare secca sui locali commerciali con aliquote differenziate al 21% o al 10% e l’estensione della flat tax al 15% per le partite IVA fino a 100 mila euro di fatturato costerebbero allo Stato circa 3,5 miliardi di euro l’anno e andrebbero a beneficio di circa 1,5 milioni di contribuenti che potrebbero, a differenza degli altri, scegliersi il tipo di imposta a cui sottoporsi.
Non si tratterebbe, peraltro, di soggetti in difficoltà. Chi possiede fondi commerciali in centro a Milano e li affitta per decine di migliaia di euro pagherebbe solo un’aliquota del 10% e professionisti, magari senza dipendenti, con un fatturato da 100 mila euro ne pagherebbero una del 15%.A pagare il conto sarebbero i circa 30 milioni di contribuenti che versano le imposte, non possono scegliersi il regime fiscale e non trarrebbero alcun vantaggio da simili misure. Ma possibile che questi 30 milioni di contribuenti non trovino una vera rappresentanza politica?
