Bari, 4 novembre 2026 Global Sumud Flotilla (su Pressenza)
La giustizia amministrativa ritiene illegittimo il diniego dell’Agenzia delle Dogane sui manifesti merci di cinque navi nel porto di Bari. Una vittoria di verità e trasparenza contro il commercio di armi e di materiali a duplice uso, contro la complicità con il genocidio del popolo palestinese.Il TAR Puglia ha accolto il ricorso presentato dall’Avvocata Amina Tridente, insieme all’Avvocato Luigi Paccione, contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che aveva negato l’accesso ai manifesti merci di cinque navi attraccate nel porto di Bari tra agosto e ottobre 2025: MSC Madison II, MSC Rhiannon, Mauren, MSC Rossella III e MSC Sheila F.
È un segnale importante per una battaglia di verità e trasparenza iniziata un anno fa, a Bari, per sapere se quelle navi caricassero o scaricassero materiali bellici o merci a duplice uso destinati a Israele. Il 17 ottobre 2025 l’Avvocata Tridente aveva presentato all’Ufficio Dogane di Bari un’istanza di accesso civico generalizzato, per conoscere i manifesti di arrivo e di partenza di cinque navi: MSC Madison II, MSC Rhiannon, Mauren, MSC Rossella III e MSC Sheila F. La finalità era dichiarata da subito, ed era una sola: verificare se quelle navi caricassero o scaricassero materiali bellici o a duplice uso destinati a israele, mentre a Gaza si consuma da ormai tre anni un genocidio che la Corte internazionale di giustizia sta esaminando e che il diritto internazionale impone di prevenire. La risposta dell’Agenzia non è stata un’indagine, ma un muro: due dinieghi, del 27 novembre e del 22 dicembre 2025, costruiti su formule generiche, il segreto doganale e la presunta (e infondata) mancanza di un interesse diretto, concreto e attuale.
Il TAR ha fatto i conti con quel muro e lo ha demolito. Il richiamo all’interesse diretto è stato definito del tutto inconferente, perché l’accesso civico generalizzato spetta a chiunque, senza necessità di chiedere al cittadino di giustificare il proprio diritto. E il segreto doganale non è una parola d’ordine che basta pronunciare per chiudere un fascicolo: l’Agenzia non ha mai verificato concretamente se e in che misura quel segreto esistesse per i documenti richiesti, né ha interpellato formalmente le amministrazioni competenti, a partire dall’Ufficio dell’Autorità per le armi e i materiali d’armamento del Ministero degli Affari Esteri, che proprio per la finalità legata ai transiti verso teatri di conflitto doveva essere coinvolto. Un difetto d’istruttoria che il Collegio qualifica come chiaro indice di eccesso di potere: PressenzaItaliano ×Il TAR Puglia accoglie il ricorso contro l’Agenzia delle Dogane riguardo alle merci transitate nel porto di Bari04.11.26 – Bari – Global Sumud Flotilla(Foto di https://www.facebook.com/ItaliaGlobalSumud/)La giustizia amministrativa ritiene illegittimo il diniego dell’Agenzia delle Dogane sui manifesti merci di cinque navi nel porto di Bari. Una vittoria di verità e trasparenza contro il commercio di armi e di materiali a duplice uso, contro la complicità con il genocidio del popolo palestinese.Il TAR Puglia ha accolto il ricorso presentato dall’Avvocata Amina Tridente, insieme all’Avvocato Luigi Paccione, contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che aveva negato l’accesso ai manifesti merci di cinque navi attraccate nel porto di Bari tra agosto e ottobre 2025: MSC Madison II, MSC Rhiannon, Mauren, MSC Rossella III e MSC Sheila F.È un segnale importante per una battaglia di verità e trasparenza iniziata un anno fa, a Bari, per sapere se quelle navi caricassero o scaricassero materiali bellici o merci a duplice uso destinati a Israele. Il 17 ottobre 2025 l’Avvocata Tridente aveva presentato all’Ufficio Dogane di Bari un’istanza di accesso civico generalizzato, per conoscere i manifesti di arrivo e di partenza di cinque navi: MSC Madison II, MSC Rhiannon, Mauren, MSC Rossella III e MSC Sheila F. La finalità era dichiarata da subito, ed era una sola: verificare se quelle navi caricassero o scaricassero materiali bellici o a duplice uso destinati a israele, mentre a Gaza si consuma da ormai tre anni un genocidio che la Corte internazionale di giustizia sta esaminando e che il diritto internazionale impone di prevenire. La risposta dell’Agenzia non è stata un’indagine, ma un muro: due dinieghi, del 27 novembre e del 22 dicembre 2025, costruiti su formule generiche, il segreto doganale e la presunta (e infondata) mancanza di un interesse diretto, concreto e attuale.Il TAR ha fatto i conti con quel muro e lo ha demolito. Il richiamo all’interesse diretto è stato definito del tutto inconferente, perché l’accesso civico generalizzato spetta a chiunque, senza necessità di chiedere al cittadino di giustificare il proprio diritto . E il segreto doganale non è una parola d’ordine che basta pronunciare per chiudere un fascicolo: l’Agenzia non ha mai verificato concretamente se e in che misura quel segreto esistesse per i documenti richiesti, né ha interpellato formalmente le amministrazioni competenti, a partire dall’Ufficio dell’Autorità per le armi e i materiali d’armamento del Ministero degli Affari Esteri, che proprio per la finalità legata ai transiti verso teatri di conflitto doveva essere coinvolto. Un difetto d’istruttoria che il Collegio qualifica come chiaro indice di eccesso di potere: entrambi i provvedimenti di diniego sono annullati.“È bene ricordare che esiste un obbligo giuridico di prevenzione del genocidio e di non cooperazione con gli Stati che commettono crimini contro l’umanità, e questi obblighi sono alla base dell’istanza di accesso civico presentata” dichiara l’Avvocata Amina Tridente. “Il diritto non si può liquidare con un generico no: non “vale fino a un certo punto”, non è un “come se fosse” . Vale sempre e vale per tutte, soprattutto per lo Stato e le sue articolazioni. Sapere cosa transita nei nostri porti non è una curiosità di parte: è una condizione del controllo democratico sulle rotte della guerra.”
Questa vittoria è reale ma incompiuta, poiché il Giudice non ha disposto l’immediata consegna dei manifesti: i dinieghi cadono e l’Agenzia è tenuta a verificare se esista un segreto doganale o un altro divieto di legge specifico, deve accertare il pregiudizio concreto che la pubblicazione dei manifesti causerebbe, avvalendosi del concerto con le amministrazioni competenti, deve valutare gli interessi privati coinvolti e, se l’accesso sarà concesso, disporre la pubblicazione, oscurando selettivamente ciò che è legittimamente coperto. La parola torna all’amministrazione, ma stavolta con un Giudice che ha tracciato la strada e ha dichiarato illegittimo il diniego.
Recentemente il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da Agenzia delle Dogane in merito alla richiesta di pubblicazione dei dati sul traffico di armi attraverso il porto di Ravenna, da parte della giornalista Linda Maggiori. Tutto questo a dimostrazione del fatto che la conoscenza dei dati relativi al transito di materiale bellico è un diritto di ciascun cittadino, e non un privilegio.
Il governo italiano è complice del genocidio a Gaza e della pulizia etnica in Cisgiordania, non soltanto per il silenzio assordante degli ultimi anni, ma perché ha permesso che l’Italia rifornisse di armi e di altri mezzi il regime sionista, oltre a concedere basi militari e porti.Global Sumud Italia denuncia e si oppone da tempo al commercio di materiale bellico che attraversa i nostri porti: solo pochi giorni fa l’imbarcazione Sunaid X è stata bloccata da alcuni attivisti diverse volte, prima a Livorno e poi ad Augusta, mentre cercava di attraccare. La nave è utilizzata per il collegamento tra il porto di Livorno e la base di Sigonella, impegnata nell’attuale conflitto in Medio Oriente, e trasporta solitamente prodotti chimici sfusi, vernici, batterie al litio destinate ai droni.
Continueremo a denunciare ogni forma di complicità dei governi occidentali con il regime sionista e con i suoi alleati, continueremo a frapporre i nostri corpi per impedire alla macchina bellica di continuare a mietere vittime.
