Manuel M Buccarella
Lo premettiamo: quest’articolo non è e non vuole essere una giustificazione dell’ l’invasione russa dell’Ucraina dal febbraio 2022, premesso che il conflitto in Ucraina e segnatamente in Donbass ha avuto origine nel 2014, sviluppandosi come una guerra a bassa intensità, mai arrestatasi. Le cause del conflitto sono molteplici, che la Russia ha spiegato e giustificato, tra l’altro ed in particolare, con una evidente volontà di inserire anche l’Ucraina nella Nato. In questa sede però non ci occuperemo della storia dell’Ucraina dopo la caduta dell’Unione Sovietica e dopo Euromaidan (2014).
L’espansione della NATO verso est è stata una delle questioni più controverse nelle relazioni internazionali degli ultimi decenni, con reazioni significative da parte della Russia. Di seguito sono riassunte le principali reazioni russe in diverse fasi.
1. Dopo la fine della Guerra Fredda (anni ’90)
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, molti paesi dell’Europa centrale e orientale, precedentemente parte del Patto di Varsavia o sotto l’influenza sovietica, hanno cercato di aderire alla NATO.
Come noto Gorbaciov, ultimo leader dell’Unione sovietica, disse che Helmuth Khol gli aveva assicurato, in occasione dell’unificazione tedesca, che la Nato «non si muoverà di un centimetro più ad est». Identica promessa, aggiunse in un’altra occasione, gli era stata fatta dall’ex segretario di Stato Usa, James Baker, il quale però smentì, negando di averlo mai fatto. Eppure, secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, anche Baker fu smentito a sua volta da diversi diplomatici, compreso l’ex ambasciatore Usa a Mosca, Jack Matlock, il quale precisò che erano state date «garanzie categoriche» all’Unione Sovietica sulla non espansione a est della Nato. Peccato che non vi sia traccia di accordi scritti cogenti per il diritto internazionale.
Negli anni immediatamente successivi alla dissoluzione dell’Urss, la Russia ha espresso preoccupazione ma non ha opposto una resistenza forte, anche perché era in una fase di debolezza politica ed economica gravi. Tuttavia, Mosca ha sempre visto l’espansione della NATO come una minaccia alla sua sfera di influenza.
2. Prima ondata di espansione (1999)
Nel 1999 Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria sono entrate a far parte della NATO.La Russia ha criticato questa mossa, considerandola una violazione delle promesse verbali fatte dagli occidentali alla fine della Guerra Fredda di non espandere la NATO verso est. Tuttavia, la reazione è stata relativamente moderata, dato che la Russia era ancora in una fase di transizione interna.
3. Seconda ondata di espansione (2004)
Nel 2004 la NATO ha accolto sette nuovi membri, tra cui Estonia, Lettonia, Lituania (paesi baltici), Slovacchia, Slovenia, Bulgaria e Romania.
Tale espansione ha suscitato una reazione più forte da parte della Russia, in particolare per l’ingresso dei paesi baltici, che erano parte dell’Unione Sovietica. Mosca ha visto questa mossa come una minaccia diretta alla sua sicurezza nazionale e alla sua sfera di influenza.
4. Terza ondata di espansione (2009-2020)
Albania e Croazia sono entrate nella NATO nel 2009, il Montenegro nel 2017 e la Macedonia del Nord nel 2020.La Russia ha continuato a criticare l’espansione della NATO, definendola una politica aggressiva e destabilizzante. In particolare, l’adesione del Montenegro è stata vista come un’ulteriore intrusione nell’area dei Balcani, tradizionalmente considerata di interesse strategico per la Russia.
5. Richiesta di adesione di Ucraina e Georgia
L’Ucraina e la Georgia hanno espresso il desiderio di aderire alla NATO, specialmente dopo la Rivoluzione arancione in Ucraina (2004) e la guerra russo-georgiana (2008).
La Russia ha reagito con estrema durezza, considerando l’adesione di Ucraina e Georgia alla NATO come una “linea rossa” inaccettabile. La guerra russo-georgiana del 2008 e l’annessione della Crimea nel 2014 sono state in parte motivate dal desiderio di Mosca di prevenire l’espansione della NATO in queste regioni.
6. Crisi ucraina e oltre (2014-oggi)
Dopo l’annessione russa della Crimea nel 2014 e il sostegno ai separatisti nel Donbass, l’Ucraina ha intensificato i suoi sforzi per avvicinarsi alla NATO. La Russia ha continuato ad opporsi fermamente all’adesione dell’Ucraina alla NATO, considerandola una minaccia esistenziale. Mosca ha anche aumentato la sua presenza militare lungo i confini occidentali e ha condotto esercitazioni militari su larga scala per dimostrare la sua determinazione.
7. Richiesta di garanzie di sicurezza (2021-2022)
Nel 2021-2022 la Russia ha chiesto garanzie formali da parte della NATO che l’Ucraina e altri paesi ex-sovietici non sarebbero mai diventati membri dell’Alleanza. Di fronte al rifiuto della NATO di fornire tali garanzie, la Russia ha intensificato la sua retorica e le sue azioni militari, culminate nell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Questa invasione è stata giustificata da Mosca come una risposta necessaria per proteggere i suoi interessi di sicurezza nazionale.
Conclusioni
La Russia ha sempre visto l’espansione della NATO verso est come una minaccia alla sua sicurezza e alla sua sfera di influenza. Le reazioni di Mosca sono diventate sempre più assertive e, in alcuni casi, aggressive, specialmente quando si è trattato di paesi considerati strategicamente vitali come l’Ucraina e la Georgia. L’invasione dell’Ucraina nel 2022 è stata l’apice di questa tensione, dimostrando che la Russia è disposta a usare la forza militare per contrastare ciò che percepisce come un’espansione della NATO inaccettabile.
A margine osserviamo come papa Francesco, che ha parlato di “Terza guerra mondiale a pezzi”, senza voler giustificare l’invasione russa dell’Ucraina, ha utilizzato, nel significare l’espansione incontrollata della Nato ad est, la frase “la Nato abbaia ai confini della Russia”.
